Ottant’anni e un bicchiere d’Italia

Sulla terrazza dell’Acquaroof – Terrazza Molinari, la luce del tramonto si riflette nei bicchieri e l’aria profuma d’anice. È una di quelle sere in cui la tradizione italiana sembra avere ancora qualc...

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Sulla terrazza dell’Acquaroof – Terrazza Molinari, la luce del tramonto si riflette nei bicchieri e l’aria profuma d’anice. È una di quelle sere in cui la tradizione italiana sembra avere ancora qualcosa di nuovo da dire. L’occasione è la Molinari 80th Anniversary Celebration, una competizione internazionale che diventa festa di compleanno, brindisi e rito collettivo.

Alla fine, tra applausi e sorrisi, il titolo di Molinari Master Bartender 2025 va a Salvatore Di Meo, bartender del Dejavù di Pozzuoli (NA). Il suo cocktail Ara-Moli, un sorso agrumato e nitido costruito su Molinari Extra, limone e orange bitter, conquista la giuria per semplicità, equilibrio e sincerità. «Non ho voluto cambiare Molinari», ha detto con un sorriso. «Ho solo provato a farla parlare con il mio accento».

UNA STORIA CHE PROFUMA DI ANICE 

Era il 1945 quando Angelo Molinari, barman e liquorista, fondò a Civitavecchia la sua distilleria.
Il suo sogno era semplice e visionario allo stesso tempo: creare una sambuca che rappresentasse l’Italia nel mondo, partendo dall’aroma dell’anice stellato, lavorato con equilibrio e precisione.
Quel profumo inconfondibile, distillato con cura, divenne presto il segno distintivo della Molinari Extra. Il termine “Extra” non era uno slogan, ma una garanzia di qualità: indicava, già allora, una concentrazione di oli essenziali di anice superiore agli standard di legge. Angelo lo scelse con orgoglio, trasformando una definizione tecnica in un marchio di eccellenza.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, la sambuca Molinari accompagna la rinascita del Paese e diventa protagonista dei caffè e dei bar di via Veneto, nell’epoca della Dolce Vita.

È lì che nasce l’usanza della sambuca “con la mosca”: tre chicchi di caffè, simbolo di salute, felicità e prosperità, che galleggiano nel bicchiere come portafortuna. Un rito nato per caso e diventato tradizione, tanto da ispirare anche il logo speciale dell’80° anniversario, dove la mosca vola come segno di buon auspicio. Da allora Molinari è rimasta legata a quell’immaginario: la “sambuca della Dolce Vita”, citata nei materiali di brand come simbolo di eleganza e italianità, la stessa che Federico Fellini amava associare nei suoi film al momento della riconciliazione o del sogno.

Oggi la terza generazione, guidata da Inge Molinari, porta avanti quella visione con spirito moderno e familiare. «Mio nonno distillava pensando a un momento di felicità, non a un prodotto», ha ricordato aprendo la serata. «Ottant’anni dopo, continuiamo a farlo, celebrando la costanza delle cose semplici».

  • I finalisti Molinari della finale di 80th Anniversary Celebration
    I finalisti Molinari della finale di 80th Anniversary Celebration
  • Inge Molinari premia il vincitore Salvatore Di Meo
    Inge Molinari premia il vincitore Salvatore Di Meo
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IL TOUR, LA PARATA, LA GARA 

La Molinari 80th Anniversary Celebration non è stata solo una gara, ma un viaggio lungo cinque Paesi, Italia, Grecia, Germania, Svizzera e Svezia, per ritrovare la voce contemporanea dell’anice.
Tappa dopo tappa, bartender di generazioni diverse hanno raccontato in bicchiere l’idea di ospitalità italiana, fino ad arrivare a nove finalisti scelti per tecnica, creatività e interpretazione. Il loro arrivo a Roma è stato un omaggio alla storia del brand. Nove Fiat 500 bianche, personalizzate con il logo dell’anniversario, hanno attraversato la capitale portando a bordo i finalisti: un gesto che rievoca la prima 500 del fondatore, quella con cui Angelo Molinari consegnava personalmente le bottiglie lungo la costa laziale.

Un’immagine potente: l’Italia di ieri che incontra quella di oggi, con lo stesso sorriso al volante e la stessa voglia di brindare. Ad accoglierli sulla terrazza dell’Acquaroof – Terrazza Molinari, una giuria d’eccezione composta da: Marco Fedele, brand ambassador Molinari; Terry Monroe, fondatrice dell’Opera 33 di Milano; Riccardo Marinelli, consulente e fondatore di Idea Bar Consulting; Mattia Capezzuoli, bar manager dello Stravinskij Bar – Hotel de Russie Roma e chi scrive, in veste di cronista e testimone. Cinque professionisti, cinque visioni diverse, un solo obiettivo: valutare tecnica, equilibrio e storytelling, ma soprattutto l’anima di chi, in ogni drink, portava un pezzo del proprio Paese.

NOVE INTERPRETAZIONI DI UN'ICONA

Sul bancone si alternano gesti, accenti, stili. L’anice, protagonista assoluto, cambia voce a ogni shakerata. Dimitris Giannakis, del Zambri di Atene, si presenta con Il Giardino Segreto, un cocktail luminoso e profumato che intreccia Molinari Extra, agrumi e finocchietto selvatico. «Ho immaginato un giardino dopo la pioggia - racconta - dove l’anice è il profumo che resta addosso». Il suo drink conquista il secondo posto per pulizia e coerenza.

Fabio Kaufmann, del Residenz Heinz Winkler in Baviera, propone Rote Sonne, un mix elegante di Molinari Extra, agrumi e amarena. «È il sole che tramonta dietro le montagne, un po’ Germania e un po’ Italia», spiega. Il terzo posto gli riconosce la precisione tecnica e la profondità aromatica.
Tra gli italiani, Andrea Francesco Fichera del Metropolita di Roma punta sulla modernità dell’highball, Francesco Acampora del Fly Rooftop di Napoli porta in terrazza un long drink solare e aromatico. Piccole esitazioni, un garnish ribelle, un foamer che non monta come previsto: imperfezioni che fanno parte della bellezza della gara. «Le mani che non tremano mai mi fanno paura - osserva Marco Fedele durante la serata -. Vuol dire che il cuore non è collegato. Qui, stasera, erano tutte collegate, fidatevi».

Quando arriva il turno di Salvatore Di Meo, la terrazza si ferma. Nel suo shaker finiscono Molinari Extra, succo di limone fresco, zucchero liquido e una traccia di orange bitter. Niente effetti speciali, solo attenzione e misura. Il profumo arriva prima del bicchiere: agrume, anice, armonia. Quando il suo nome viene annunciato come vincitore, l’emozione si scioglie in un applauso. Inge Molinari gli consegna il trofeo e sintetizza l’essenza dell’intera serata: «Ottant’anni fa era un uomo solo con un alambicco. Oggi siete voi a far parlare l’anice. È il regalo più bello che potessimo farci».

IL COCKTAIL VINCITORE

Ara-Moli
di Salvatore Di Meo – Dejavù, Pozzuoli (NA)

Ingredienti

50 ml Molinari Extra

30 ml succo di limone fresco

5 ml zucchero liquido

2 gocce di orange bitter

Zest d’arancia per guarnire

Preparazione

Shakerare energicamente con ghiaccio, filtrare in coppetta ben fredda e decorare con uno zest d’arancia.

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