Mala movida, così le città scendono in campo

Un’estate spesso funestata da intollerabili episodi di intemperanza. A tutela dei cittadini e dei pubblici esercizi le città si attrezzano con ordinanze e accordi territoriali, per contrastare la mala...

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Un’estate spesso funestata da intollerabili episodi di intemperanza. A tutela dei cittadini e dei pubblici esercizi le città si attrezzano con ordinanze e accordi territoriali, per contrastare la mala movida. Alcuni esempi da nord a sud della Penisola.

Tra rave party abusivi (il più recente quello di Bologna, che ha visto circa 1000 giovani riuniti abusivamente e in violazione delle norme anti- Covid in un ex zuccherificio ad Argelato) e mala movida continuano a moltiplicarsi le segnalazioni che rendono sempre più pressante trovare delle soluzioni sostenibili per regolamentare il divertimento serale.

E attenzione, in discussione non  ci sono solo le violazioni delle norme anti covid, ma, più in generale, la sicurezza e la vivibilità urbana lato sensu.

Anche perché spesso le intemperanze di alcuni avventori mettono a rischio non solo altri, più ligi, consumatori ma gli stessi pubblici esercizi.

Nella Capitale, per esempio, nel weekend di fine luglio oltre alle chiusure di 5 minimarket per violazione dell’ordinanza sulle vendite di alcolici, sono state comminate sanzioni a due locali (nel IX e nel XV municipio) per violazione delle norme anti assembramento.

Problemi non dissimili si sono registrati anche a Livorno nel quartiere Venezia e a Otranto dove è stata predisposta la chiusura di due locali del centro storico.

Con l’obiettivo di contenere le intemperanze ed evitare gli abusi, Salerno ha attivato un dispositivo interforze che vede il coordinamento tra la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza.

A Marina di Cecina, invece, per contrastare l’abuso di alcol da parte dei minori (specialmente) è state prevista la distribuzione da parte di volontari di alcol test gratuiti.

Chiare le motivazioni dell’ordinanza  del sindaco di Ragusa Peppe Cassì: ‘dettare misure di sicurezza urbana’.

Da qui, il divieto, dalle 21 alle 7 di vendere alcolici, anche con i distributori automatici, in vetro o lattine  e le limitazioni orarie per l’inquinamento acustico.

Interventi variegati ma mirati a un unico obiettivo: quello di contrastare la mala movida.

Su questa scia si colloca l’iniziativa promossa a Milano, di cui apprendiamo dall’edizione meneghina di Repubblica, e che vede in campo una moltitudine di attori: Comune, Epam, Confesercenti, Ats della città metropolitana, Università Bicocca, Associazione italiana sicurezza sussidiaria.

Già a giugno, infatti, il sindaco Sala aveva espresso preoccupazione per la piega presa da alcune serate milanesi.

Nasce, dunque, in questo contesto l’accordo sottoscritto fra Comune, associazioni dei commercianti e prefettura al fine di mettere in sicurezza le vie clou della movida, promuovendo tra l’altro anche una specifica formazione degli esercenti.

Come si apprende dalle colonne di Repubblica, tra le misure in cantiere c’è quella di mettere in pista dei vigilantes, per contenere gli schiamazzi (soluzione finanziata anche dal Comune con 250 mila euro).

Inoltre, Palazzo Marino, prevede ove e quando necessaria, l’introduzione di limitazioni agli orari per l'asporto degli alcolici e del divieto di utilizzo di lattine e bottiglie in vetro.

E poi un tocco di creatività, che non gusta mai: il ricorso alla professionalità degli artisti di strada che propongano ai ragazzi un ‘divertimento responsabile’.

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