Le discoteche restano chiuse. Pasca (Silb): "Dopo il danno, la beffa"

Semaforo ancora rosso per le discoteche in un'Italia ormai tutta "zona bianca". Il Consiglio dei ministri del 30 giugno non ha espresso decisioni sulla data in cui potranno riaprire i locali da ballo,...

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Semaforo ancora rosso per le discoteche in un'Italia ormai tutta "zona bianca". Il Consiglio dei ministri del 30 giugno non ha espresso decisioni sulla data in cui potranno riaprire i locali da ballo, nonostante il parere positivo rilasciato nelle scorse settimane dal Comitato tecnico scientifico. Anzi, l'esecutivo è tornato a ventilare la possibilità di prevedere "ristori" per le mancate entrate subite dall'intero settore.

[caption id="attachment_114417" align="alignright" width="300"] Maurizio Pasca[/caption]

Un'illusione alla quale, ormai, nessuno degli operatori del comparto crede più, sulla base dell'esperienza dei contributi erogati nei mesi passati, del tutto insufficienti a garantire anche solo la copertura dei costi ineludibili da parte delle imprese, pur a fronte di una totale chiusura delle attività. Risultato: nell'ultimo anno e mezzo il 30% dei locali da ballo - settore che comprende anche dancing, locali di lap dance, sale da ballo latinoamericano - ha dovuto chiudere definitivamente i battenti, mentre è a rischio il futuro di gran parte dei 110mila lavoratori impiegati. "Da febbraio 2020 è stato pressoché azzerato un fatturato complessivo annuo che, prima del Covid, era pari a circa due miliardi di euro", spiega a Mixer Planet Maurizio Pasca, presidente di Silb-Fipe, l'associazione che riunisce i locali da ballo. Il quale ha annunciato una manifestazione martedì a Roma, davanti al Parlamento, per far sentire la voce degli imprenditori di una categoria ridotta ormai allo stremo.

"Dopo 17 mesi di chiusura - se si eccettua quel breve periodo di 40 giorni di riapertura concesso la scorsa estate - possiamo dire che il nostro settore è fra i più penalizzati in assoluto dalle misure anti-Covid", continua Pasca. "Ora, oltre al danno, stiamo subendo anche la beffa: mentre in Italia assistiamo ovunque - nelle piazze, nei bar, nelle 'cene spettacolo' - ad assembramenti di persone che ballano al di fuori di qualsiasi regola, i luoghi deputati al ballo restano chiusi. E a nulla è servito il protocollo che avevamo presentato per garantire la massima sicurezza a clienti e dipendenti: il governo preferisce incentivare l'abusivismo piuttosto che far lavorare i locali da ballo, inquadrati in precise regole".

Eppure, fino a 48 ore fa, sembrava che il via libera fosse questione di giorni. "A seguito del parere del Cts e della presa di posizione dei sottosegretari al ministero della salute Sileri e Costa, che si erano espressi per una riapertura delle discoteche al massimo entro il 15 luglio, molte aziende avevano iniziato a organizzarsi, ricercando personale, acquistando le materie prime e rimettendo a nuovo i locali. Per poi prendere amaramente coscienza, ad oggi, che ancora non è stato deciso nulla. E ben difficilmente, a questo punto, possiamo sperare di essere autorizzati ad aprire a metà luglio", osserva Pasca.

Al di là delle prese di posizione dei singoli esponenti del mondo politico, sul tavolo resta il nodo delle regole da adottare per la ripartenza. Sulle quali il presidente di Silb si mostra tutt'altro che ottimista: "Si parla di autorizzare l'apertura solo dei locali all'aperto, che rappresentano circa il 20% del totale. E con quali regole? Già lo scorso anno, di quel 20%, il 10% scelse di non riaprire di fronte alla rigidità delle restrizioni stabilite dal governo, che rendevano non sostenibile l'attività ed esponevano a un rischio di sanzioni francamente non gestibile dalle imprese".

Quest'anno la musica non sembra diversa. E non è musica da ballo: "Il testo predisposto da Cts in merito alle possibili riaperture dei nostri locali - puntualizza Pasca - ipotizza l'obbligo di ingresso con il 'green pass' e, allo stesso tempo, una capienza massima limitata al 50%. Ma se il green pass certifica una clientela 'Covid free', perché allora continuare a insistere con distanziamenti e limitazioni della capienza? Altro che luce in fondo al tunnel, per il settore la riapertura resta un miraggio. Se non ci sarà un cambio di rotta, finiremo per consigliare ai nostri associati di riconvertire le loro sale in locali per cene spettacolo: almeno potranno lavorare con le attuali regole...".

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