Più resistente al caldo e coltivabile a quote inferiori: da anni la Robusta viene indicata come una delle possibili risposte del caffè al riscaldamento globale. Barista Magazine riprende una nuova revisione scientifica pubblicata su Sustainable Development, firmata da Aaron Davis, Akshay Dashrath e Justin Moat, che arriva a definire questa convinzione un "mito da internet". Il punto debole è l'acqua. Coffea canephora tollera temperature più elevate dell'Arabica, ma non è resistente alla siccità: in natura prospera dove l'umidità del terreno resta disponibile con continuità, mentre le coltivazioni su larga scala in Brasile, Vietnam e India dipendono in gran parte dall'irrigazione, spesso da fonti sotterranee. Gli autori sostengono che gran parte delle valutazioni precedenti sulla resilienza della specie non avesse tenuto adeguatamente conto di questo fattore. In uno scenario di siccità crescente e maggiore competizione per l'acqua, sostituire semplicemente Arabica con Robusta rischia di spostare il problema dalla temperatura alla disponibilità idrica, aggravato dall'uso intensivo di fertilizzanti sintetici che la coltivazione della specie richiede tipicamente. Gli autori non chiedono di abbandonare la Robusta, ma di smettere di trattarla come soluzione universale: la sua sostenibilità dipende da dove e come viene coltivata, da varietà più adatte al clima futuro e da pratiche agronomiche diverse. Per una filiera che sta finalmente rivalutando la Canephora anche sul piano qualitativo, il rischio è sostituire un pregiudizio con un mito nuovo. Servirà genetica, ricerca agronomica e gestione dell'acqua: non basterà piantarne di più.