Una richiesta di acqua del rubinetto, il rifiuto da parte di un hotel a cinque stelle e una causa civile da 2.700 euro. È da questa vicenda che nasce la sentenza raccontata da Il Fatto Quotidiano, con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che il cliente non ha un diritto automatico a ottenere acqua di rete in un ristorante o in una struttura alberghiera. Secondo i giudici, la scelta rientra nell'autonomia imprenditoriale dell'esercente, che può decidere quali prodotti e servizi offrire alla clientela nel rispetto delle norme vigenti. La decisione interviene su una discussione che periodicamente riemerge nel mondo della ristorazione, spesso alimentata da temi ambientali o dal confronto con altri Paesi europei. Tuttavia la sentenza richiama un principio meno dibattuto: il servizio non coincide necessariamente con la mera disponibilità di una materia prima. Dietro una bottiglia d'acqua ci sono approvvigionamento, stoccaggio, personale, logistica e responsabilità commerciale. Questo non significa che i locali debbano rifiutare l'acqua di rete o che non possano sviluppare formule più sostenibili. Significa però che la scelta resta parte dell'identità e del modello di servizio dell'esercizio. In un settore dove spesso si discute di qualità, esperienza e valore percepito, la Cassazione ricorda che anche un semplice bicchiere d'acqua rientra nelle decisioni imprenditoriali di chi gestisce un locale.