Gli scarti della lavorazione del caffè possono diventare una risorsa anche fuori dalla filiera alimentare. È il principio alla base del progetto sviluppato da Dersut Caffè insieme all'Università di Padova, raccontato da Comunicaffe. Al centro dell'iniziativa c'è la silverskin, la sottile pellicola che si stacca naturalmente dal chicco durante la tostatura e che normalmente rappresenta un residuo produttivo. Attraverso attività di ricerca e sviluppo questo materiale è stato invece impiegato per realizzare nuove shopper destinate ai punti vendita dell'azienda. L'iniziativa rientra in un percorso più ampio di economia circolare che punta a valorizzare sottoprodotti spesso considerati privi di valore. La silverskin è infatti ricca di cellulosa e composti naturali che ne rendono possibile l'utilizzo in materiali compositi, riducendo il consumo di materie prime vergini e offrendo una seconda vita a uno scarto inevitabile del processo di torrefazione. Il progetto assume un significato che va oltre il semplice packaging sostenibile. Negli ultimi anni molte aziende del caffè hanno investito soprattutto sulla riciclabilità degli imballaggi; Dersut sposta invece l'attenzione sul recupero del processo produttivo, dimostrando che anche gli scarti possono diventare elementi identitari del marchio.Per il settore è un esempio interessante di collaborazione tra impresa e università. L'economia circolare produce valore quando riesce a trasformare un costo di smaltimento in una risorsa industriale. Se la sperimentazione troverà applicazioni su scala più ampia, la silverskin potrebbe rappresentare uno dei casi più concreti di valorizzazione dei sottoprodotti nel mondo del caffè.