Interni: è di moda il minimal

In tempi di crisi, la scelta giusta per contenere i costi è la semplicità minimal. Nessuna rinuncia però a un’immagine trendy: basta affidarsi a un sapiente uso di colori, luce e pavimentazione, o las...

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In tempi di crisi, la scelta giusta per contenere i costi è la semplicità minimal. Nessuna rinuncia però a un’immagine trendy: basta affidarsi a un sapiente uso di colori, luce e pavimentazione, o lasciarsi ispirare a un riutilizzo creativo di oggetti e materiali esistenti

L'opulenza esibita segna il passo. Oggi la crisi impone rigore anche nell’allestimento di bar e ristoranti. Così, seguendo una tendenza già piuttosto affermata oltreconfine, anche in Italia molti locali alla moda vengono arredati con una semplicità che arriva talvolta a sconfinare nel francescano. Senza però mai rinunciare ad essere trendy. Non è infatti necessario - dicono gli esperti -  ricorrere a materiali costosi e mobili di design per creare luoghi di tendenza, ma con qualche accorgimento anche la formula del low budget può produrre ottimi risultati. Come? Una prima via percorribile, soprattutto nel caso del restyling di un negozio, è quella dell’intervento su elementi basilari non particolarmente costosi, ma in grado di creare effetti molto impattanti. «Si può innanzitutto agire sull’illuminazione - afferma l’architetto Silvia Cirabolini che ha seguito proprio questa soluzione per rinnovare il look del Beerbacco,un accogliente locale aperto alle spalle del centralissimo corso Garibaldi di Milano -: è, per esempio, consigliabile adottare una luce “emotiva”, più forte di giorno, così da attrarre l’attenzione dei passanti sul locale, e più tenue e concentrata su singole aree la sera, così da creare un’atmosfera meno impersonale. Si può inoltre optare per l’uso dei Led che, pur comportando costi più elevati rispetto ai sistemi tradizionali al momento dell’acquisto, assicurano un minore costo di esercizio e una più lunga durata». Naturalmente un ruolo importante può essere recitato anche dai colori, a patto però di rispettare qualche avvertenza:

[caption id="attachment_12388" align="alignleft" width="300"] Visione d'interni del Berbacco di Milano[/caption]

«Non tutte le tonalità - avverte Cirabolini - si abbinano bene a cibo e bevande: meglio scegliere quelle molto chiare oppure quelle piuttosto scure come il rosso». Ed efficace è anche il ricorso, emerso piuttosto di recente, della vernice-lavagna, «che consente di cancellare le scritte di volta in volta apposte sui muri, dando quindi vita a simpatiche possibilità di comunicazione con i clienti» osserva ancora l’architetto. Da non sottovalutare poi le possibilità offerte dalla pavimentazione: «Alcune soluzioni, solo apparentemente non economiche, si rivelano capaci di assicurare risparmi importanti. Penso, per esempio, al cemento-resina, che consente di essere posato con uno spessore di soli 3 millimetri e non richiede quindi la rimozione del rivestimento preesistente».
E che la teoria funzioni è ben testimoniato anche dalla pratica. «Nel nostro caso - conferma Valerio Iacuzzi, uno dei titolari del Beerbacco - l’avere adottato questa tipologia di accorgimenti ci ha consentito di limitare in misura consistente il budget riservato alla ristrutturazione, senza peraltro rinunciare a un risultato estetico molto impattante. In buona sostanza, avendo scelto muri in cartongesso, piastrelle in promozione e isolamento acustico a vista, avendo utilizzato lo smalto al posto delle piastrelle e mantenuto grezze le porte, abbiamo beneficiato di un risparmio nell’ordine del 15% - 20%».

Spazio alla fantasia

[caption id="attachment_12389" align="alignright" width="300"] Il soffitto del Beerbacco[/caption]

Per modificare l’aspetto di un locale, tuttavia, possono essere sufficienti interventi perfino più limitati. «A volte - sottolinea Cirabolini - basta modificare gli arredi esistenti, magari trasformando i tavoli in tavolini più bassi da ambientare vicino a salotti e poltrone, in modo da creare un’area “conversazione” accogliente e gradevole. Ma può bastare anche cambiare tovaglie e tende, oppure ricorrere a specchi posizionati in punti strategici. E per queste voci, con soluzioni low budget si può arrivare a spendere anche un terzo in meno del costo richiesto per un progetto standard».
Occorre però attenersi a una regola generale: «Posto che non è opportuno risparmiare su aspetti irrinunciabili quali sicurezza, impiantistica e qualità dei materiali - osserva Cirabolini -, se si vogliono ridurre le spese si possono prevedere finiture non perfette, volutamente lasciate a uno stadio grezzo, sempre a patto che l’effetto non risulti trasandato, ma crei un’atmosfera coinvolgente».

L’arte del recupero
Un’altra strada per raggiungere un efficace contenimento dei costi è quella del “recupero”, che consiste nell’utilizzare oggetti o materiali decontestualizzati così da dar loro un nuovo significato. Si tratta, insomma, di reinventare sedie, travi, mobili - ma non solo -, reinterpretandoli, personalizzandoli e riadattandoli al luogo a cui si è deciso di destinarli. In questo modo si possono realizzare spazi suggestivi dove il passato dialoga con il presente senza soluzione di continuità.
«In quest’ottica - racconta Cirabolini - si inserisce, per esempio, l’idea di usare il legno utilizzato nei cantieri edili per realizzare pavimenti, mensole o altri elementi di arredo: l’effetto è molto gradevole e i prezzi contenuti».
Un esempio significativo, in tal senso, è dato dal No.Au, inaugurato lo scorso anno in pieno centro a Roma, dopo una ristrutturazione che ha “giocato” con specchi e colori, materiali e luci per conferire al locale un aspetto accattivante e simpatico, serio, ma non serioso.
Il risultato è un luogo colorato e accogliente, in cui differenti elementi interagiscono in un gioco armonioso e rilassante. Un gioco molto gradito, peraltro, alla clientela.

[caption id="attachment_12392" align="alignleft" width="300"] Il soffitto del Pastamadre di Milano[/caption]

E la stessa filosofia ha ispirato anche l’allestimento del Pastamadre di Milano: qui il controsoffitto è stato realizzato con tubi di cartone della carta da plotter o rotoli di stoffa, le casse per il trasporto di opere d’arte della Villa Panza sono diventate panche, banco e mobile bar, mentre le cassette di legno per il vino fungono da specchio, pensili e cassetti.
Non tutto quel che luccica però è oro. «Occorre fare attenzione alle false illusioni - conclude Cirabolini -: non sempre, infatti, la scelta del “recupero” porta a un reale risparmio: anche se consente di abbattere il costo della materia prima, richiede un investimento in manodopera quasi sempre molto più alto della norma a causa del valore aggiunto artistico e delle complicazioni che a volte emergono in fase di assemblaggio. E’ insomma ragionevole immaginare che risultati pur ottimi - come quello ottenuto nel caso del bancone della pasticceria Pavè di Milano, rivestito con piastrelle posate alla rovescia e intervallate da inserti di legno - non si siano dimostrati molto economici alla prova dei conti». Occorre quindi fare attenzione: il recupero funziona soltanto in presenza di molta manualità da parte di maestranze disponibili a lavorare a tariffe contenute. O, in alternativa, in presenza di titolari che si scoprono fan del “fai da te”

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