Ristorazione autostradale, il settore rischia il collasso, chiesto confronto col Governo

Il settore della ristorazione autostradale è ai limiti del tracollo: nonostante i volumi di traffico siano tornati ai livelli pre pandemici, gli incassi continuano a registrare il segno meno, al netto...

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Il settore della ristorazione autostradale è ai limiti del tracollo: nonostante i volumi di traffico siano tornati ai livelli pre pandemici, gli incassi continuano a registrare il segno meno, al netto dell'inflazione paragonata al 2019, non riuscendo quindi a invertire la rotta della crisi economica in atto da almeno un triennio.

"Il nostro settore è al centro di una tempesta perfetta, col rischio di non sopravvivere alla prossima stagione estiva” commenta Cristian Biasoni, Presidente di Aigrim, l’Associazione che raggruppa le aziende di ristorazione a catena più importanti operanti nelle aree di servizio autostradali, negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie, nei centri urbani e nei centri commerciali.

"Ormai è più che necessario creare le condizioni per far crescere i volumi di un settore che impiega oltre 25 mila addetti e che oggi è sul punto del collasso. Si deve intervenire sulla struttura dei costi parametrando la durata delle concessioni agli investimenti, riducendo e rendendo totalmente variabili i canoni da versare ai concessionari autostradali e spostando a carico degli stessi alcuni costi, come quelli dei servizi di pubblica utilità (gestione bagni e aperture notturne), attualmente non più sostenibili dalle catene di ristorazione”.

In questo già difficile contesto, le disposizioni emanate da ART (Autorità Regolazione Trasporti – Delibera 1/2023) per l’assegnazione delle concessioni per la ristorazione autostradale, qualora adottate, rappresenterebbero un colpo ferale per il settore. Le disposizioni ART in particolare sono quelle che prevedono la presenza di almeno due operatori food per area di servizio, il ritorno dei punti di ristoro “sottopensilina” gestiti dai distributori di carburante e infine l’introduzione di un meccanismo di calmieramento dei prezzi, che limita fortemente la libertà di impresa degli operatori, senza tener conto complessivamente delle specificità peculiari del settore della ristorazione in concessione.

“Ben venga una maggiore concorrenza ma questa deve generare una migliore qualità del servizio ai clienti che con l’attuale struttura dei costi di un punto ristoro non è possibile con un solo gestore, figuriamoci con due all’interno della stessa area di servizio. Tali disposizioni produrrebbero riflessi irreparabili sul mercato della ristorazione autostradale e quindi paradossalmente anche sulla stessa utenza che si pretendeva di tutelare” conclude Biasoni.

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