Havana Club, la Corte Usa dà ragione a Cuba. Ma la guerra del marchio continua

La battaglia nasce dalla rivoluzione cubana: dopo la nazionalizzazione della storica distilleria Arechabala nel 1960, gli eredi vendettero a Bacardi quelli che consideravano i propri diritti sul marchio, dando origine alla controversia.

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Una sentenza della Quarta Corte d'Appello degli Stati Uniti riporta al centro una delle dispute più longeve del mondo degli spirit. The Garnish racconta che i giudici hanno respinto il ricorso di Bacardi, confermando la validità della registrazione del marchio Havana Club a favore di Cubaexport, la società statale cubana. La decisione riguarda il rinnovo del marchio ottenuto nel 2016 grazie a un'autorizzazione retroattiva del Dipartimento del Tesoro americano. La battaglia nasce dalla rivoluzione cubana: dopo la nazionalizzazione della storica distilleria Arechabala nel 1960, gli eredi vendettero a Bacardi quelli che consideravano i propri diritti sul marchio, dando origine a una controversia che dura da oltre trent'anni. Più che una causa commerciale, Havana Club è diventato un caso di scuola. Da una parte c'è Cuba, che rivendica la continuità del marchio; dall'altra Bacardi, che si considera erede dei proprietari originari. Il paradosso è evidente: negli Stati Uniti si combatte per un marchio riferito a un rum cubano che, a causa dell'embargo, non può essere venduto. E la storia non è finita. Il 27 giugno il marchio dovrà essere nuovamente rinnovato e Bacardi conta di sfruttare la nuova legge americana del 2024 che impedisce il riconoscimento dei marchi confiscati dal governo cubano. È una vicenda che dimostra come, nel beverage, il valore di un nome possa superare perfino quello della bottiglia che rappresenta.

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