Gemelli ma anche soci. Storia di un successo

Cosa ci fanno due fratelli gemelli, uno chef che fa anche lo scrittore e un personaggio di fantasia che si chiama cuper? Danno vita a quella che È una delle professioni più amate del momento. Lui si c...

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Cosa ci fanno due fratelli gemelli, uno chef che fa anche lo scrittore e un personaggio di fantasia che si chiama cuper? Danno vita a quella che È una delle professioni più amate del momento.

Lui si chiama Paolo Marini, nasce a Prato in coppia con suo fratello gemello (e oggi socio) Marco. Dopo il diploma, si trasferisce a Firenze per cominciare con la gavetta e dove oggi gestisce il Viktoria Lounge Bar. L’altro si chiama Cuper Bennati: è un barman anche lui, sognatore, amante del bello, un vero viaggiatore. Rispettivamente sono l’autore e il protagonista di “Confessioni di un barman”, romanzo scritto a quattro mani da Marini e dall’amico chef Mirco Cavalli.

Il mestiere del barman è una professione, ma ancor prima una vocazione. Quando hai capito per la prima volta che questa sarebbe stata la tua strada?
Credo che fare il barman sia un grande privilegio; chi fa questo mestiere con passione riesce a carpire tutti i lati positivi del proprio carattere. Ricordo con piacere il mio primo servizio: davo una mano ai ragazzi del bar lavando i bicchieri e occupandomi dei rifornimenti, da quegli inizi a oggi la voglia di stare dietro un banco e di servire i clienti è rimasta immutata.

Quanto è lungo e cosa comporta il passo da barista dipendente, a gestore del proprio locale?
Il passo è necessariamente lungo e dovuto: l’esperienza è fondamentale e lo è anche il progetto, ancora più dei soldi che servono per realizzarlo. In questo però devo ammettere di essere stato molto fortunato ad aprire un’attività con un fratello che ha la tua stessa passione!

Cos’è che contraddistingue il Viktoria Lounge Bar?
Forse suonerà banale, ma credo sia l’atmosfera: in una piazza come quella fiorentina dove l’offerta bar è ampia e al contempo per certi versi molto simile, noi facciamo il nostro lavoro divertendoci e abbiamo la fortuna di avere collaboratori di grande personalità e talento. Inoltre, col tempo, abbiamo ottenuto la fortuna di poter chiamare i nostri clienti fissi amici.

Con “Confessioni di un barman” per una volta ti sei messo nei panni dello scrittore, è stato difficile?
“Confessioni di un Barman” è nato circa due anni fa, dalla penna mia e di Mirco Cavalli, mio caro amico e stimatissimo chef fiorentino. La nostra era la voglia di raccontare una storia un po’ autobiografica e che facesse sognare noi come il lettore. Pubblicarlo non è stato semplice, ma ad onor del vero, la Curiosando Editore ha ben creduto nel nostro progetto e ne siamo molto fieri.

Come hai conosciuto Mirco Cavalli e com’è nata questa collaborazione editoriale?
Con Mirco ci conosciamo ormai da anni, la nostra è un’amicizia pura. Lui scrittore lo era già, con altri due romanzi all’attivo, e per scherzo ci siamo messi a scrivere, a volte in privato e a volte assieme e piano piano è venuto fuori l’animo di Cuper Bennati, protagonista della nostra storia. Cuper in un certo modo è un po’ il nostro alter ego o la proiezione delle nostre possibili vite.

Quanto effettivamente c’è di te in Cuper Bennati, il protagonista del libro?
Dico che Cuper e Paolo sarebbero andati d’accordo, forse avrebbero litigato solo per le donne, imprescindibile passione per entrambi!
Sicuramente si ritrovano nel protagonista il mio animo sognatore, la mia passionalità e l’indiscussa voglia di vivere appieno ogni storia d’amore che la vita offre.

Nel libro Cuper viaggia tantissimo: New York, Messico, India fino ad arrivare in Cina. Cosa custodisci dei tuoi viaggi più memorabili?
Naturalmente chi fa il mio mestiere sviluppa un occhio clinico per i locali visitati durante le vacanze, questo per carpirne le novità, i pregi o i difetti.  Generalmente dei miei viaggi custodisco le conoscenze fatte e le belle serate passate dall’altra parte del bancone.

“Confessioni di un barman” parla di bar, ma anche di donne. E se dovessi paragonare dei cocktail alle donne che hanno influito di più nella tua vita?  
Il primo drink lo dedico ovviamente alla mamma: un buonissimo Bloody Mary, energizzante, ben speziato dal sapore deciso, da veri intenditori. Alle donne che ho avuto dedico un classico per eccellenza, il Vodka Martini, simbolo di purezza, di forza e personalità, che con i suoi profumi riesce a farmi sognare.

Ma è proprio vero che al banco bar le persone si confessano? Come lascia intuire il titolo del tuo libro...
Credo che una delle doti più importanti di un barman sia saper ascoltare e saper danzare fra i racconti più intimi dei clienti dando la sensazione di esser lì proprio per raccogliere tali confidenze. Questo non deve esser fatto per intrattenere il cliente proponendogli più drink possibili, ma per farlo sentire a suo agio e libero di esprimersi, magari in compagnia di una flûte di champagne e, appunto, del suo barman di fiducia e confidente.

Domanda immancabile: qual è il tuo libro preferito?  
Dopo “Confessioni di un barman”, ovviamente! Credo che Paolo Coelho abbia indiscutibilmente influenzato il mio modo di scrivere e, se dovessi scegliere un libro preferito, direi “L’Alchimista”, il maggior successo dell’autore che ha cambiato in un certo senso il mio modo di vedere le cose.

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