Via Ostiense 178. Niente prenotazioni, niente fronzoli: walk ins-only. Il primo indizio che Nucleo ha le idee chiare su cosa non vuole essere arriva prima ancora di sedersi. È una dichiarazione di identità precisa: "non ci riconosciamo nel sistema delle prenotazioni a tutti i costi, siamo più rock'n'roll".
Il progetto di Livio Morena, Davide Diaferia, Andrea Fofi e Daniele Gentili nasce da un'idea semplice e difficile da realizzare: un posto dove passi dei bei momenti, senza proclami filosofici, senza tante menate. Il secondo indizio arriva quando ti mettono in mano il menu. Che non si chiama menu. Si chiama “Number 1”, come il primo numero di una fanzine, come l'esordio di una band che non sa ancora se sopravviverà all'inverno ma intanto suona a palla. Dentro ci sono PIL e Raymond Carver, Spike Lee e Miles Davis, i numeri maledetti di Lost e Oppenheimer che cita la Bhagavad Gita mentre il mondo cambia forma.
Tre sezioni, nessun proclama
I cocktail arrivano dopo, distribuiti in tre sezioni che hanno il ritmo di una playlist ben costruita. La prima, “It's So Easy / Ask the Barman”, è l'ingresso più diretto: dicci come ti senti, cosa ti piace, e lascia fare. La seconda, “Go with the Flow / Trust the Process”, raccoglie i “Nucleo Signatures” firmati da Davide Diaferia, Nausica Vitali e Livio Morena, alcuni rimandano direttamente alle immagini e ai riferimenti della fanzine, come se il menu e il contenitore fossero progettati insieme fin dall'inizio. La terza, “Safe and Sound”, è il porto sicuro: classici e analcolici per chi vuole orientarsi senza avventurarsi. Ce n'è per tutti, come al bar dovrebbe sempre essere.
Tra i signature, Cinque (Monkey 47, Lustau Fino Sherry, Maraschino, cordial di agrumi, osmanthus e CO₂) ha la struttura di un post-punk britannico: secco, aromatico, con un finale floreale che non ti aspetti. CBGB'S mette insieme vodka Altamura, mora, barbabietola, calvados, Cordusio Aperitivo e latte di cocco: una combinazione che sulla carta non ha senso e nel bicchiere probabilmente ne ha troppo. Danny Nedelko, nominato come la canzone degli Idles sull'immigrazione e la fratellanza, è il cocktail più lungo della lista: Del Maguey Vida Mezcal, Amaro Santoni, Bitter Fusetti, Crème de Fraise, rum al cocco Planteray, Cocchi Storico, Lustau Fino Sherry e tè oolong. Sedici euro. Una dichiarazione d'intenti travestita da drink. Tra i “Selected Classics” convivono il Right Hand (rum scuro Planteray, Cocchi Storico, Campari, chocolate bitters) citato direttamente dal monologo di Radio Raheem in Do the Right Thing, e il Nucleo Adonis, costruito su tre sherry Lustau più Amaro 16.20 e orange bitters: un esercizio di sottrazione nel mezzo di una lista che altrimenti non si risparmia niente. La sezione “No Alcohol” non è un ripensamento: Leccese (Beefeater 0.0, Adriatico Amaretto Zero, caffè, succo di limone, sciroppo, Three Cents Dry Tonic) e Oralé (Almave Blanco, succo d'arancia, sciroppo, granatina, Redbull Organics Fizzy Peach) hanno nomi e hanno senso.
Il progetto è di Morena e Alessandro Gianvenuti. Il design è di Studio Lord Z: nero, arancio bruciato, fotografie industriali, testo specchiato sul codice a barre di copertina. Un’estetica coerente con la musica: post-punk, DIY, nessuna rassicurazione estetica. Nell'ultima pagina, Carlo Scarpa: "Volevo scolpire il blu del cielo". Foto del bancone, tre sgabelli, luce bassa. Nessuna spiegazione. Non è un menu cocktail, hanno scritto. È un contenitore di cose che gli piacciono. E per una volta, la frase promozionale è anche quella più onesta.