Expo 2015, alla scoperta del Padiglione Zero

Per chi sa di numerologia lo zero assume un significato che va ben oltre la “semplice” assenza. Perché lo zero è il “numero/non-numero” grazie al quale esistono gli altri numeri. È il punto di partenz...

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Per chi sa di numerologia lo zero assume un significato che va ben oltre la “semplice” assenza.

Perché lo zero è il “numero/non-numero” grazie al quale esistono gli altri numeri. È il punto di partenza, l’origine, la fonte primigenia.

Il suo valore, inizialmente nascosto, si estrinseca nel momento in cui consente all’uno di diventare dieci. È lo zero, quindi, che rende l’inizio possibile, è lo zero che riesce a far iniziare il percorso e lo porta al suo completamento, trasformando la possibilità in potenzialità.

Nessuna meraviglia, allora, se l’affascinante itinerario che ad Expo 2015 si snoderà tra i padiglioni tematici, comincerà proprio da lì, dal Padiglione Zero, concepito come fucina del tema fondante dell’Esposizione Universale: la nutrizione del nostro Pianeta.

IL PROGETTO

«Procacciarsi il cibo e nutrirsi sono azioni comuni a tutte le specie viventi. Ciò che ha reso l’uomo diverso fin dalla notte dei tempi, fin dalla lontana preistoria, è lo step successivo: dopo aver mangiato l’uomo non si assopiva come gli altri animali (satolli e appagati), ma rappresentava sulle pareti delle caverne le proprie gesta. Svelando così livelli di consapevolezza e coscienza di sé assolutamente unici e peculiari». Esordisce così, evocando i graffiti preistorici e le prime conquiste tecniche della specie umana, Davide Rampello, direttore artistico del Padiglione Zero di Expo Milano 2015 nel corso dell’evento organizzato ad Hos da Idea (Associazione Italiana Exbitions Designers). Spetterà a lui dare vita, corpo e anima all’allestimento della struttura progettata dall’architetto Michele De Lucchi e che si propone di guidare per mano i visitatori lungo l’avvincente percorso compiuto dall’uomo alla ricerca di cibo.

[caption id="attachment_14376" align="aligncenter" width="377"] Durante l’incontro organizzato ad Host dall’associazione Idea, Davide Rampello (direttore artistico del Padiglione Zero) intervistato da Alessandro Colombo (Studio Cerri & Associati)[/caption]

LA MEMORIA

Il suo progetto- tiene a sottolineare Rampello- sarà incentrato sulla teatralizzazione e l’emozione, ma rifuggirà dall’interattività, colpevole ai suoi occhi di «bloccare i flussi».

Il viaggio che Rampello proporrà avrà un esordio “memorabile” perché è proprio la memoria, il ricordo delle esperienze che la specie umana ha accumulato e fatto sue, -millennio dopo millennio - a fare dell’uomo ciò che è oggi.

E per rappresentare metaforicamente questo concetto il padiglione (dotato di un ingresso alto 23 metri, l’equivalente di 7 piani, e largo 70) sarà proprio questo: un enorme archivio della memoria, un immenso secretaire del ricordo ripartito in scaffali, cassetti e cassettini.

Ampio, gigantesco, ma nonostante tutto insufficiente: per questo il visitatore avrà l’impressione scenografica che l’archivio emerga dalla terra per elevarsi verso l’altro fino a sfondare il soffitto.

IL PRESENTE

Il passaggio nell’ambiente successivo avverrà attraverso degli archi e lo spettacolo che accoglierà i visitatori, colpiti alle spalle da un fascio di luce, sarà adesso un enorme schermo al plasma, esemplificazione dell’oggi dell’attualità, del “qui e adesso”.

È a questo punto, in questa transizione tra due momenti temporali, che viene introdotto un segno forte, un simbolo di rottura: un enorme albero alto 26 metri, e con un diametro di 6, che nel suo simbolismo adombrerà l’albero del bene e del male, l’albero della conoscenza, l’albero genealogico come tessuto di relazioni, ma anche l’albero come simbolo della vita vegetale e del sostentamento.

Non basta: esso darà pure voce alle tre ultime foreste primarie rimaste (quella del Borneo, quella dell’Amazzonia e quella africana).Tramite sensori verranno infatti trasmessi senza interruzione i suoi captati in loco: saranno voci sommesse come il vento tra i rami o la pioggia tra le foglie, ma anche imperiosi come i richiami degli uccelli, le urla delle scimmie o il brontolio dei tuoni.

AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO E CO.

A questo punto comincerà il viaggio attraverso le fonti di sostentamento utilizzate dall’uomo nel corso di secoli e millenni: raccolta di frutti, caccia e pesca.Per dare vivida concretezza a ciò che Plinio il Vecchio chiamava divino alito della terra (divinus alitus terrae) e ai suoi frutti si ricorrerà all’espediente di un gigantesco abaco composto da fogli trasparenti su cui verranno disposti (con criterio rigorosamente cromatico) sementi, frutti, ortaggi e ogni tipo di vegetale edule. Una rappresentazione plastica dall’impatto immediato sull’immaginario dei visitatori.

Altrettanto vivida e suggestiva sarà la rappresentazione di caccia e allevamento: simulacri di pesci, uccelli e quadrupedi popoleranno un’area dedicata. «L’installazione darà l’impressione del creato ed utilizzerà un linguaggio semplice, pensato ad hoc per i bambini”- precisa Rampello.

E, naturalmente, all’interno di questo excursus del percorso dell’uomo in cerca di cibo, non potranno mancare i manufatti dell’homo faber. Ovvero tutto ciò da lui utilizzato per conservare e lavorare i cibi, il risultato sarà un tripudio di recipienti di ferro, terracotta, pietra, cemento, osso.

“INDUSTRIALESIMO”

Sarà un plastico ad introdurre l’era moderna, con le sue conquiste tecnologiche e le sue criticità. Ferrovie, canali, navi, porti, un mondo in fermento che traghetterà il visitatore nel secondo dopo guerra.

Un mondo in cui il cibo viene vissuto con una conflittualità prima sconosciuta. Perché oggi si discute e si dibatte sulla quantità di cibo prodotto, ma anche sul prezzo e sulla comunicazione che di questo cibo viene diffusa. Una concezione caotica, dunque di cui si farà metafora la borsa, con la sua babele di lingue. Un concezione distorta che spiega come accanto alla nutrizione corretta siano potute proliferare le due macroscopiche distorsioni, che oggi la nostra società: malnutrizione e obesità.Due forme degenerative che all’interno del padiglione zero verranno raccontate in forma dirompente (fisica e concreta), dimostrando “quantitativamente” il costo energetico di ciascun alimento.

Consentendo di stigmatizzare con maggior cognizione di causa sia il dispendio esagerato sia la penuria spasmodica cui tanti incolpevoli sono condannati.

PARS COSTRUENS

Lo spettacolo sarà senza dubbio forte, per qualcuno persino violento. Ma il messaggio non vuole essere terroristico, l’obiettivo è quello di insegnare. Per questo alla parte destruens seguirà un bilanciamento positivo: verranno infatti selezionati 5 meravigliosi paesaggi mondiali e li si proietterà 24 ore su 24 per illustrare come l’intervento antropico non abbia sempre avuto esiti nefasti. Anzi.

E saranno proprio queste proiezioni ad introdurre al tema dell’ultima sala in cui si parlerà di buone pratiche. Con il contributo della Fao, infatti, si sceglieranno delle case history esemplari dal punto di vista energetico e ambientale che verranno narrate tramite filmati brevi. Un messaggio di speranza, quindi, che farà da viatico nel lungo percorso che i visitatori di Expo 2015 si accingeranno ad affrontare.

[caption id="attachment_14381" align="aligncenter" width="502"] L’ubicazione delle aree tematiche all’interno dei quartieri Expo 2015[/caption]

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