È anche colpa del merluzzo se l'Islanda resta fuori dall'Europa

Entrare nell'Ue significherebbe aderire alla Politica comune della pesca e rinunciare almeno in parte all'autonomia con cui Reykjavík decide che cosa accade nelle proprie acque

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Il 29 agosto il 52,8% degli islandesi ha detto no alla riapertura dei negoziati per entrare nell'Unione europea. Ma dietro una decisione che sembra appartenere alla geopolitica c'è anche una materia prima: il merluzzo. Gastronomika parte dal referendum islandese per raccontare quanto il controllo di una risorsa alimentare possa diventare questione economica, culturale e persino identitaria. La pesca rappresenta direttamente e indirettamente circa il 15% dell'economia islandese e il 40% delle esportazioni. Entrare nell'Ue significherebbe aderire alla Politica comune della pesca e quindi rinunciare almeno in parte all'autonomia con cui Reykjavík decide che cosa accade nelle proprie acque. Non significa, precisa l'articolo, che le flotte europee potrebbero semplicemente appropriarsi del pesce islandese: il sistema delle quote tiene conto dei diritti storici. Ma per un Paese che tra gli anni Cinquanta e Settanta combatté con il Regno Unito le vere e proprie "Guerre del merluzzo", il punto è anche simbolico: chi decide chi può pescare quel pesce? La geografia del voto racconta il resto. Reykjavík si è espressa per riaprire i negoziati con Bruxelles, mentre nelle aree rurali il no ha raggiunto circa il 60%. 

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