Diciotto coperti, 650 euro a persona, telefoni e fotocamere chiusi negli armadietti all'ingresso. Il Gusto racconta Yera, il ristorante del Forestis, cinque stelle lusso sopra Bressanone, che porta alle estreme conseguenze un'idea controcorrente di esperienza gastronomica: se vuoi viverla, devi rinunciare a documentarla. Anche prima della visita le immagini diffuse sono pochissime, proprio per preservare il mistero su ciò che attende gli ospiti. E di materiale da fotografare, in realtà, ce ne sarebbe parecchio. La cena comincia con un percorso nel bosco e prosegue in una grotta a 1.800 metri, attorno a un fuoco centrale, con la brigata che ultima i piatti davanti ai commensali. La cucina dello chef Roland Lamprecht lavora sulla montagna, il foraging e le fermentazioni; anche l'abbinamento segue la stessa filosofia, con succhi, infusi, fermentati e bevande che non superano il 5% di alcol. Tutto è costruito per trasformare la cena in un'esperienza immersiva, più che in una successione di portate.
Ma è il divieto di smartphone a rendere Yera un caso interessante anche oltre il fine dining. I locali phone-free stanno aumentando e intercettano un bisogno reale: c'è un pubblico che cerca deliberatamente luoghi nei quali essere "costretto" a disconnettersi per qualche ora. La differenza, però, la fa probabilmente il patto con il cliente. Il modello funziona quando quella rinuncia viene scelta insieme al locale e diventa parte dell'esperienza; molto meno quando la stessa regola viene applicata indistintamente a un pubblico che non l'ha cercata. E il telefono oggi non è soltanto scrolling: è prenotazione, pagamento, traduzione di un menu, ma anche un messaggio o una chiamata alla quale si può avere bisogno di rispondere. Yera appartiene evidentemente al primo caso: chi prenota sa dove sta andando e l'isolamento, a 1.800 metri di quota, è parte integrante di ciò che sta acquistando.
È interessante però osservare il rovesciamento rispetto alla ristorazione contemporanea. Per anni i locali hanno progettato piatti, luci e ambienti anche pensando alla loro capacità di diventare contenuti condivisibili; qui accade esattamente il contrario. A 650 euro non si compra qualcosa in più da mostrare, ma anche il privilegio di non poter mostrare quasi nulla. Con un ultimo paradosso: il divieto stesso finisce inevitabilmente per diventare racconto. Si esce, si riprende il telefono e si racconta sui social di essere stati nel ristorante dove il telefono non si poteva usare. La disconnessione può essere un'esigenza autentica, dunque, ma anche un formidabile elemento di posizionamento. Resta da capire dove finisca la prima e cominci il secondo: forse è proprio questa ambiguità, più ancora dei 650 euro, a rendere Yera una storia da osservare.