Ancora un giovane barman di cui essere orgogliosi. Si chiama Yuri Gelmini, ha 33 anni, lavora al Surfer’s Den di Milano (un circolo di surfisti milanesi con tanto di cocktail bar di alto livello), segue la filosofia della miscelazione futurista e si ispira in particolare a Fulvio Piccinino, esperto di storia del bere e cucina futurista. Tra gli ospiti della quarta edizione di Zero Design Festival, è stato citato persino dal New York Times. Come ci è riuscito? Grazie alla costanza, allo studio e alla volontà. «Ho un passato nel mondo del rugby e credo che il bancone sia come il campo di gioco: se vuoi vincere, non esistono giorni liberi, pause, distrazioni», afferma.
Cosa consiglieresti a chi vuole avvicinarsi a questo mestiere?
Di tenere conto che non basta la pratica, occorre anche studiare i drink del passato sui libri, provare e riprovare le ricette main stream, padroneggiare la materia prima e sapersi relazionare con i clienti.

A Zero Design Festival si è discusso della possibilità di bere bene nei club e nelle discoteche. La tua opinione?
È possibile, basta volerlo. Noi del Surfer’s, per esempio, organizziamo serate e dj set nel segno dei long drink semplici e di qualità usando distillati e toniche premium. Non consiglio invece di puntare sui drink ricercati ed elaborati perché necessitano di più strumenti di preparazione e di bicchieri non adatti al tipo di luogo.
Uno sguardo alle tendenze in ambito di spirits. Up & down?
Il gin ha raggiunto una tale diffusione che ormai non si può più parlare di boom, però si è stabilizzato su alti livelli di consumo. Diminuisce la richiesta di rhum scuro, a differenza di quello bianco trainato da cocktail ever green come Mojito e Daiquiri, e cresce invece la domanda di whisky, mezcal e tequila.
Ultima curiosità. Dove porteresti a bere un amico in visita a Milano?
Sicuramente partirei dal Nottingham Forest di Dario Comini, pioniere nella ricerca e nella sperimentazione nel mondo della mixology. Farei poi una tappa al Cinc dove lavora Massimo Stronati, tra i barman più ospitali che conosca, unico per capacità di relazionarsi con i clienti, cui non impone mai i suoi gusti, ma propone sempre drink realizzati su misura in base ai gusti e alle abitudini del singolo avventore. Infine, chiuderei il giro al Mag di Flavio Angiolillo e Marco Russo, due imprenditori bartender che coniugano ricerca, qualità, innovazione, marketing e senso dell’ospitalità.