Un corso di 3 giorni per introdurre i detenuti alla conoscenza dei caffè speicali è forse il segno che in Italia la materia prima di alta gamma sta facendo breccia, tanto da diventare opportunità professionale
Il caffè è professione possibile, ma anche veicolo di integrazione e socialità: ce lo racconta la storia della nera bevanda, in Italia e altrove. Sappiamo però come la categoria specialty, il caffè di alta qualità, abbia fatto fatica a fare breccia in Italia. Forse però qualcosa sta cambiando. È quello che pensa Wega, evidentemente: l’azienda veneta di macchina per caffè ha infatti sponsorizzato il corso di tre giorni tenuto alla Casa Circondariale di Cremona dalla Coffee Expert Renata Zanon per aiutare i detenuti ad aprire nuove sfide e prospettive professionali.
E la base è stata appunto non il semplice caffè ma proprio lo specialty.
“Non è la prima volta che ho la possibilità di vivere queste esperienze - ha detto Renata Zanon - e ogni volta noto molta partecipazione e interesse verso l’apprendimento di queste tecniche. In un primo momento, ho notato in tutti una certa timidezza, specialmente nella parte pratica, ma in generale si sono dimostrati appassionati e hanno messo molto impegno in tutte le fasi”. Durante il corso i detenuti si sono cimentati nella preparazione di caffè e cappuccini, supportati da una macchina Wega Mininova che ha superato brillantemente anche le condizioni non ideali, come spiega Renata: “Può funzionare con un voltaggio da 220 v e la cassetta dell’acqua non necessita di allacciamento”.
Scopo del corso era appunto quello di proiettare i partecipanti in una dimensione lavorativa futura.
"Il corso è stato davvero bello - ha commentato uno di loro -. Ho scoperto cose nuove sul caffè che prima non sapevo. Renata ci ha dato molti spunti e ha risvegliato la nostra curiosità. Sono molto contento di questa esperienza, magari in futuro avrò l’occasione di approfondire meglio questo settore, perché no?"
. Il caffè si è rivelato ancora una volta un potente collante per il dialogo. I partecipanti infatti hanno anche preparato il caffè con la moka classica, un modo per condividere ciò che avevano appreso anche con i compagni di cella e instaurare un rapporto formativo e di riflessione.
“Queste esperienze arricchiscono tutti - ha concluso Zanon -. In questi contesti c’è molto bisogno anche di professionisti che si prestino a formare i detenuti che cercano riscatto nella società. Comprendo che la fiducia sia una questione molto delicata ma sono convinta che tutti meritino una seconda possibilità e queste sono occasioni uniche per dimostrare l’affidabilità e la consapevolezza che queste persone hanno maturato dopo un percorso di reclusione”.