Alto Cocktail Festival 2026: il lato meno raccontato della cultura healthy arriva a Cervia

23 maggio 21:00 - 02:00 | Cervia (RA) , Alto Rooftop Cervia

Il festival ideato da Niccolò Amadori porta all’ALTO Rooftop bartender, chef e pizzaioli internazionali per discutere di low alcohol, wellness, pairing gastronomico e nuova cultura dell’ospitalità

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Cervia, quinta edizione. L’ALTO Cocktail Festival torna dal 23 al 30 maggio e sceglie, per il talk di martedì 26, un terreno scomodo (Villa Del Mar Resort, Meeting Room, dalle 11). Non lo fa con il tono di chi ha scoperto qualcosa di nuovo, ma con quello di chi sa che alcune conversazioni nel settore bar e ristorazione restano ancora troppo ai margini. Il titolo è diretto: Tutti sobri e in salute? Il lato meno raccontato della cultura healthy. Al tavolo siedono professionisti che vengono da Oslo, Copenhagen e Milano, contesti diversi, linguaggi diversi, ma con un filo comune: lavorano ogni giorno in mezzo alla tensione tra piacere, performance e controllo.

I protagonisti del talk: Geranium, Dry e ALTO Rooftop

Geranium Copenhagen porta due voci, quella di Giulia Caffiero, restaurant manager che ha costruito un juice pairing che non è un’alternativa di serie B, e quella di Benedetta Romano, chef de partie che ha attraversato la cucina di Niederkofler prima di arrivare in una cucina completamente senza carne. Da Svanen di Oslo arriva Daniel Pappa, testa dietro The Ugly Duckling, un progetto nato dal recupero degli scarti agricoli e diventato identità di produzione. Da Himkok, distilleria e bar tra i Top 15 dei World’s 50 Best Bars, arrivano Alessandro Marin e Federico Biserni: due italiani in Norvegia, un paese dove l’alcol è tra i più tassati al mondo, e dove quella pressione normativa ha finito per diventare motore creativo.

Milano porta Dry, rappresentata da Lorenzo Sirabella e Edris Al Malat. Un locale che ha inventato il format pizza e cocktail quando sembrava un’idea fuori fuoco, e che oggi porta in dote un riconoscimento raro: un pin dalla The Pinnacle Guide, il sistema di valutazione internazionale che misura eccellenza anche dal lato del benessere del personale e dell’impatto sulla comunità. Non un dettaglio.

A chiudere il cerchio, Niccolò Amadori e Leonardo D’Ingeo, i padroni di casa dell’ALTO Rooftop. Amadori ha fondato il festival, ha lavorato a New York e Sydney, poi è tornato in Romagna con l’idea che il pairing tra cocktail e cucina potesse essere un linguaggio serio. D’Ingeo, in cucina, viene da Robuchon, da Carico, da una masseria in Salento: un percorso in cui l’ospite fragile non è mai stato un problema da nascondere, ma una responsabilità da saper leggere.

La domanda che attraversa tutto il talk non è se il low alcohol sia una moda o una necessità. È più sottile. Quando un locale costruisce una proposta wellness, quando mette al centro la leggerezza, la salute, l’equilibrio, sta davvero parlando di cura, o sta semplicemente vendendo un’estetica del benessere a chi già si sente in colpa abbastanza? E il personale di sala, quello che legge l’ospite ogni sera e decide in un secondo cosa offrire e come dirlo, è davvero formato per gestire queste situazioni, o naviga a vista?

Il talk non dà risposte facili, e questo è esattamente il punto. In un settore che produce contenuto a ritmo industriale, fermarsi su una domanda senza risolverla in una slide è già un atto politico.

MixerPlanet

Un laboratorio diffuso sull’ospitalità contemporanea

Ma il confronto del 26 maggio è solo una delle traiettorie che definiscono l’edizione 2026 di ALTO Cocktail Festival. Quello che sta prendendo forma a Cervia è un format sempre meno assimilabile al classico evento di mixology e sempre più vicino a un laboratorio diffuso sull’ospitalità contemporanea. Dal 23 al 30 maggio, la quinta edizione dell'ALTO Rooftop ospiterà bartender, chef e pizzaioli che stanno ridefinendo il rapporto tra cocktail, cucina e convivialità. Non semplici guest appearance, ma coppie di lavoro costruite per dialogare: pairing dinner, live cooking, cocktail list tematiche e serate in cui il drink smette di essere accompagnamento e diventa parte integrante del racconto gastronomico.

Il format giornaliero si sviluppa in più momenti. Dalle 19 alle 21, il Lounge Piano 0 ospita L’Aperitivo Italiano: live cooking e miscelazione dedicati ogni sera a uno specifico stile di aperitivo. Dalle 21 alle 23 il rooftop si divide tra Experience Bar e Experience Restaurant: da una parte pairing dinner tra specialist bartender, BBQ specialist e top pizza chef; dall’altra cene a otto mani costruite da Niccolò Amadori e Leonardo D’Ingeo insieme agli ospiti internazionali. Dopo le 23, il festival cambia tono e diventa conviviale: pizza live cooking, cocktail tropicali e twist anni Novanta per cento persone attorno allo stesso banco.

La line-up racconta bene la direzione del settore. Accanto a realtà già consolidate come Geranium, Dry Milano, Moebius Milano e Himkok, compaiono insegne che negli ultimi anni hanno spostato il baricentro del pairing contemporaneo: Gucci Giardino, Lubna Milano, Barrier, Piano35 Bar, Rita Tiki, Atrium Bar, 1930 e Nucleo Roma. Sul fronte food, il festival mette insieme percorsi molto diversi: dalla pizza contemporanea di Antonio Pappalardo e Lorenzo Sirabella fino alla cucina di ricerca di Hazama Satoshi, Enrico Croatti, Federico Sisti ed Enrico Marmo. Una line-up eterogenea non solo per provenienza geografica, ma per linguaggio. Perché il punto, qui, non è far convivere cocktail e cucina nello stesso spazio. È capire se oggi parlano davvero la stessa lingua.

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