I volumi mondiali di alcol potrebbero dimezzarsi entro il 2050. The Garnish riprende le conclusioni del rapporto di Roland Berger, The Future of Alcohol: Tech, Politics, and Structural Decline, secondo cui la flessione non sarebbe più soltanto congiunturale. Tra il 2014 e il 2024 il consumo pro capite è già rimasto fermo o diminuito in tutte le principali aree: -1,1% medio annuo in Nord America, -0,7% in Europa occidentale e -1,3% nell’Asia-Pacifico. A pesare sono l’attenzione alla salute e una regolamentazione più severa, che nei mercati emergenti starebbe accelerando quasi al doppio della velocità rispetto a quelli maturi. La risposta dell’industria non potrà limitarsi a produrre copie analcoliche di gin, rum o aperitivi. Il rapporto indica nei functional drink una delle possibili nuove direttrici: bevande formulate non soltanto per evitare l’alcol, ma per offrire effetti percepiti come energia, concentrazione, rilassamento o sostegno al benessere. Tra gli ingredienti studiati figurano estratti vegetali come kava e rodiola, insieme a nuove componenti sintetiche. Il fenomeno è sostenuto soprattutto da Millennials e Gen Z, più inclini alla moderazione e alla ricerca di benefici aggiuntivi nella bevanda. La provocazione più forte è questa: il concorrente futuro di uno spirit potrebbe non essere un suo equivalente zero alcol, ma una bevanda capace di promettere un risultato diverso. Non più soltanto “bere senza ubriacarsi”, ma scegliere cosa bere in funzione dell’effetto desiderato. È un cambio di paradigma che sposta la competizione dal gusto alla funzione e costringerà bar e aziende a interrogarsi su competenze, linguaggio e responsabilità. Prima di dichiarare morto l’alcol, naturalmente, servirà verificare previsioni tanto lontane; ma ignorare il segnale sarebbe altrettanto miope.