A Seoul si beve soprattutto Highball

Me lo dovevo aspettare: la moda è deflagrata in Giappone e da lì si è estesa. Ma siccome le domande semplici spesso sono le migliori, non ho resistito trovandomeli di fronte dall'altra parte del banco...

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Me lo dovevo aspettare: la moda è deflagrata in Giappone e da lì si è estesa. Ma siccome le domande semplici spesso sono le migliori, non ho resistito trovandomeli di fronte dall'altra parte del bancone dello Stravinskij Bar all'Hotel de Russie di Roma, dove siamo stati accolti da Dario Arienzo, Director of Mixology e Mattia Capezzuoli, Bar Manager dello Stravinskij.

Loro sono Demie Kim e Jisu Park del Zest di Seoul che, nel 2024, è alla nona posizione della 50 World's Best Bar e secondo nella Asia's Best Bar 2024. Demie, il bar manager già vincitore della tappa coreana di World Class nel 2016 (il più giovane della storia) è alto e robusto, il suo collaboratore (si fa per dire: è uno dei soci fondatori dello Zest) esile, dall'aria giovanissima. Quando continuano sull'Highball, da vecchio bevitore, ci resto male perché mi confessano che il seltz e il ghiaccio lo aggiungono non solo a qualche blended, ma anche ai Macallan e ai Lagavulin d'annata, ai bourbon, ai full proof.

Ci resto male e glielo dico. Sbaglio perché non bisogna mai scandalizzarsi, bisogna tenerselo per sé e continuare ad andare avanti per la propria strada. Una strada partita proprio dall'abbandono dei nostri padri che bevevano scotch and soda nelle estati alla Capannina di Franceschi, alla Bussola o al Covo di Nord Est. Nel dopoguerra tutto americano (anche se i Vat 69, i Ballantines, gli Haig....erano scozzesi) Dado Ruspoli  attraversava la piazzetta di Capri col pappagallo sulla spalla e un tumbler con ghiaccio, seltz, scotch in mano. La nuova rivelazione del Single Malt, invece, aborriva cubetti e gas. Certo per andare avanti nell'afa stellata niente di meglio d'un Highball lungo e ghiacciato, ma non con i Malts.

Siccome come tutti bravi barman che sanno darvi sempre ragione con grandi dignità, Damie e Jisu si sono limitati a un largo sorriso, allungandomi con grazia un Caprese, sussurrando «Non è un Highball». Omaggio al nostro Paese, è un Martini (base Tanquerai Ten) ingentilito con un vermouth italiano, un'ombra di Fino Sherry, citazioni di pomodoro , bergamotto e basilico. Freschissimo e non so perché, ho pensato “inaugurale”, quell' aggettivo che qualche poeta adotta quando è visitato da una sensazione nuova capace di aprirgli altri mondi. Freschissimo, in una serata gelida, tanto da farmelo pensare perfetto, nel suo rimando di echi latini, per l'inizio dell'estate. 

L'altra proposta, sempre sul filo di un'artigianalità inventiva, ma misurata è stata l'Harmony with Natural, chiaro riferimento a uno stile attento al rispetto tra uomo e natura. Sempre un po' di Fino su base di Casamigos blanco, con l'aggiunta di una cola rettificata dagli zuccheri e guarnita da una pesca selvatica coreana. Il finale è stato un after dinner assai poderoso, chiamato Soy Caramel, nato da un incontro tra Johnnie Walker Black e Zacapa 23, arricchito da burro nocciola e una salsa di soya aged. Un after dinner ricchissimo che qualcuno fra i presenti ha bevuto per primo. Quel qualcuno era assai giovane e quando gli ho chiesto perché cominciasse dall'ultimo mi ha risposto: «Eh...io bevo così». Poi dopo il primo sorso: «Ma forse ha ragione lei».

La conversazione si è svolta in inglese davanti ai due barman coreani che non hanno fatto una piega.

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