Lady Drink 2026: quattro vincitrici e una competizione che guarda (ancora) al futuro

Federica Bucci (a cura di)Trent’anni non sono solo una celebrazione, ma un momento utile per capire dove si è arrivati e dove si può ancora andare. Lady Drink, l'intuizione storica di un fuoriclasse d...

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Federica Bucci (a cura di)


Trent’anni non sono solo una celebrazione, ma un momento utile per capire dove si è arrivati e dove si può ancora andare. Lady Drink, l'intuizione storica di un fuoriclasse dell’ospitalità come Danilo Bellucci, torna all’Excelsior Palace Hotel di Rapallo con un’edizione che mantiene intatta la propria identità, introducendo però un segnale importante: la nuova categoria Zero Alcol. Un’aggiunta che non è solo formale, ma riflette una direzione ormai chiara del mercato, sempre più attento a una miscelazione consapevole e tecnicamente strutturata anche senza alcol.

Le vincitrici: tecnica, equilibrio e identità

Quattro categorie, quattro interpretazioni diverse della mixology contemporanea - con un dato interessante: una generazione di bartender più giovane rispetto al passato, capace di portare energia nuova dentro una struttura storica. Alessia Mittone (Flora, Torino) conquista la nuova categoria Zero Alcol con “Taxi Driver”, costruito su una base di Botanico Superfine zero, Sober Bitter e un fast cordial a base di arancia, finocchietto selvatico e cardamomo verde. Un drink pulito, aromaticamente definito, che lavora sulla stratificazione senza il supporto dell’alcol, dimostrando come oggi l’analcolico richieda progettazione vera, non semplificazione. Valentina Sala (Bar D’Angelo, Sambuceto) si aggiudica la categoria Long Drink con “Baciami Ancora”, un cocktail che gioca su equilibrio e bevibilità: gin, rosolio alle rose e amaretto si intrecciano con una base agrumata e una chiusura tonica, completata da un rim aromatico di fiori e mandorle. Una costruzione precisa, dove ogni elemento contribuisce a definire ritmo e pulizia del sorso.

Tiziana Sata (T@g, Marsala) vince la categoria Pre Dinner con “Ruby Drup”, un drink costruito su una base amaricante e agrumata di bitter e pompelmo. A dare profondità e freschezza è l'uso di un seltz aromatizzato all'ibisco e frutti rossi, che allunga la bevuta senza diluirne il carattere. Un cocktail pensato per aprire il palato con una tensione acida e floreale molto contemporanea. Chiara Perini (Il Ventinove, Padova) conquista la categoria After Dinner con “Anima d’Ambra”, una proposta che lavora su profondità e struttura: gin, vermouth rosso e amaro si legano a una componente agrumata più morbida, mantenendo equilibrio senza eccessi. Un approccio misurato, sempre più necessario in questa tipologia di drink.

Oltre i trent’anni: una sfida di rinnovamento

Lady Drink resta una realtà riconoscibile, costruita negli anni con coerenza e attenzione. L’atmosfera e l’accoglienza continuano a essere elementi centrali e percepibili. Allo stesso tempo, questa edizione lascia intravedere alcune direzioni interessanti. Da un lato, l’ingresso dello zero alcol apre un dialogo più attuale con il mercato. Dall’altro, la presenza di bartender più giovani suggerisce un possibile rinnovamento, ancora in fase iniziale ma concreto.

C’è poi un tema più ampio: una competizione dedicata alle donne che si muove ancora, in buona parte, all’interno di dinamiche e presenze prevalentemente maschili. Un equilibrio che oggi può essere ripensato, non come limite, ma come opportunità per rendere il progetto ancora più rappresentativo e contemporaneo. Dopo trent’anni, Lady Drink continua a essere un punto di riferimento: la sfida ora è accompagnare il cambiamento senza snaturarsi, aprendosi a nuovi linguaggi per continuare a evolvere insieme al settore. Le vincitrici del 2026 lo dimostrano chiaramente. Il futuro, in parte, è già lì.

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