A Milano un pub rinuncia al sabato sera: “Non possiamo gestire ciò che accade fuori”

Da anni ai locali viene chiesto di essere presidio sociale, aggregazione, vitalità urbana e persino deterrente contro il degrado. Però spesso si ritrovano a gestire dinamiche che vanno ben oltre la somministrazione.

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Non è una chiusura imposta, ma una decisione presa direttamente dal locale. Il Giorno racconta la scelta dell’Harp Pub di piazza Leonardo da Vinci, a Milano, di sospendere l’attività del sabato sera dopo i continui problemi di ordine pubblico nell’area circostante. Il nodo, secondo i gestori, non riguarda soltanto ciò che accade dentro il locale, ma soprattutto quello che succede fuori: piazza, flussi incontrollati, persone che si fermano senza entrare realmente nel pub e difficoltà sempre più evidenti nella gestione della nightlife urbana. La vicenda fotografa una contraddizione che molti operatori del fuori casa conoscono bene. Da anni ai locali viene chiesto di essere presidio sociale, aggregazione, vitalità urbana e persino deterrente contro il degrado. Però spesso si ritrovano a gestire dinamiche che vanno ben oltre la somministrazione. Ed è qui che il confine diventa complicato: fino a che punto un pubblico esercizio può essere ritenuto responsabile di ciò che accade nello spazio pubblico circostante? La scelta dell’Harp Pub ha anche un valore simbolico forte, perché rinunciare volontariamente al sabato sera significa sacrificare una delle fasce economicamente più importanti della settimana. E quando un locale arriva a considerarlo preferibile rispetto alla gestione della notte, forse il problema non riguarda più soltanto il singolo esercizio.

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