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FEB. MAR. 2018
C’è addirittura un filone di ricerca
scientifica che attribuisce al fenome-
no deforestazione un ruolo signifi-
cativo nella diffusione del contagio
di Ebola. Anche un rapporto appena
pubblicatodall’Organizzazionemon-
diale della sanità sembra convalidare
l’ipotesi che questa devastazione de-
gli habitat abbia contribuito a pro-
pagare il virus.
I ricercatori della University of Min-
nesota, la FAOe altre istituzioni, han-
no ipotizzato che per colpa di gravi
alterazioni negli ecosistemi forestali
sia stato rotto un equilibrio che tene-
va il virus nel profondo delle foreste,
lontano dagli insediamenti umani.
La distruzione delle foreste vergini e
la sostituzione convastemonocolture
potrebbe aver facilitato il passaggio
Il gruppo di esperti dell’Efsa ha
valutato per la prima volta i rischi
potenziali del 3-MCPDnel 2016, con-
cludendo che gli acidi grassi costi-
tuiscono un problema per la salute
pubblica perché cancerogeni.
OLIO DI PALMA:
PERCHÉ EVITARLO
Il grande uso dell’olio di palma
nell’industria alimentare commer-
ciale si spiega col suo basso costo,
che lo rende uno degli oli vegetali o
alimentari piùeconomici sulmercato.
Il suo elevato contenuto di grassi
saturi lo rende semi-solido a tempe-
ratura ambiente. Ciò avviene sia nel
caso dell’olio di palma che nell’olio
di palmisto.
Sotto accusa è un acido grasso saturo
denominato acido palmitico e carat-
terizzato dalla presenza di 16 atomi
di carbonio. Tale tipologia di grasso
è in grado di agire aumentando i
livelli del colesterolo e innalzando i
rischi di coronopatia, secondo quan-
to rilevato da studi scientifici relativi
all’olio di palma.
Leaffermazioni dell’OMShannosusci-
tato l’opposizione del Malaysian Palm
OilPromotionCouncil,voltoadifende-
re gli interessi economici del proprio
Paese, relativamente al ricco settore
produttivo legato all’olio di palma.
Il contenuto di grassi saturi dell’olio
di palma non è controbilanciato da
una sufficiente presenza di grassi
polinsaturi benefici, tali da poterlo
considerare come un alimento equi-
librato.
È comprensibile che utilizzare olio
extravergine d’oliva o altri maggior-
mente pregiati comporterebbe costi
maggiori, ma la salute dei consuma-
tori potrebbe trarne vantaggio, come
anche le aziende che si stanno im-
pegnando a evitare tale ingrediente.
IL DANNO AMBIENTALE
Ma il fattore salute non è l’unico ‘pec-
cato’ dell’olio di palma. Purtroppo
c’è anche un grandissimo problema
legato all’ambiente.
L’olio di palma è, dice ilfattoali-
mentare.it,sinonimo
di “rapina delle terre
e di deportazione di
milioni di famiglie
africane e asiatiche
(land grabbing).
È inoltre causa pri-
maria della deforesta-
zione di aree boschive
(prima causa di emissioni
di Co2 nel sud-est asiatico)
e della devastazione degli ha-
bitat naturali per lasciare spazio
alle monocolture come quelle della
palma da olio.
La conversione di foreste per la pro-
duzione di olio di palma sembra
essere infatti oggi la causa principale
della deforestazione in Indonesia,
responsabile per circa un quarto
della perdita di superficie forestale
tra il 2009 e il 2011 e ora anche
in Africa.
Lo dice chiaramente un rapporto
di Greenpeace intitolato Certifying
Destruction che accusa gli standard
di certificazione del settore di non
essere in grado di fermare la distru-
zione delle foreste.
La coltivazione di palme da olio sta
sottraendo terreno a foreste dal valore
inestimabile,compreseanticheforeste
pluvialicaratterizzatedallapresenzadi
ecosistemi irripetibili al mondo.




