IN CUCINA
Il mistero dell’olio di palma
Lo si trova in moltissimi prodotti alimentari ed è stato messo prima alla gogna
per poi scagionarlo. Ma qual è la verità?
FEB. MAR. 2018
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DI MARIA ELENA DIPACE
D
al 13 dicembre 2016,
ovvero da quando la
legge europea ha impo-
sto di dichiarare esplici-
tamente gli ingredienti in etichetta,
milioni di consumatori italiani ed
europei hanno scoperto che dietro
la dicitura “oli e grassi vegetali” si
nascondeva un ingrediente pare non
proprio salutare: l’olio di palma.
A lasciareparticolarmente sconcertati
è stata la diffusione del suo impie-
go, che abbracciava non soltanto
l’industria alimentare, ma anche il
mondo della cosmesi, trattandosi di
un olio considerato molto versatile,
oltre che disponibile sul mercato a
prezzi contenuti rispetto ad altri oli
vegetali maggiormente pregiati.
Con l’entrata invigoredellanuova leg-
ge europea i produttori hanno iniziato
a limitarne l’uso e sono stati immes-
si sul mercato centinaia di prodotti
con la dicitura ‘senza olio di palma’
(sostituendo l’olio di palma con altri
oli vegetali oppure con olio di palma
raffinato a bassa temperatura).
Poi la svolta, lo scorso gennaio (2018)
l’EFSA ha pubblicato un aggiorna-
mento della sua valutazione del
3-MCPD (il monocloropropandiolo
contenuto nell’olio di palma accusato
di essere altamente cancerogeno),
innalzandone la soglia tollerabile da
0,8 microgrammi per chilo al giorno
a 2 microgrammi per chilo al giorno.
COS’È IL 3-MCDP?
La sostanza chimica 3-monocloropro-
pandiolo (3-MCPD) e i suoi derivati
chiamati esteri del 3-MCPD sono
contaminanti da processi alimenta-
ri, presenti in alcuni alimenti e oli
vegetali trasformati, principalmente
appunto nell’olio di palma.




