Vino, l'export traina la ripresa. Italia primo Paese produttore

L’Italia si conferma il primo Paese esportatore mondiale di vino per volumi, seguita dalla Francia, prima però per valore delle esportazioni. Nello scenario post pandemia, i dati dell'Osservatorio Fed...

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L’Italia si conferma il primo Paese esportatore mondiale di vino per volumi, seguita dalla Francia, prima però per valore delle esportazioni. Nello scenario post pandemia, i dati dell'Osservatorio Federvini, realizzato in collaborazione con Nomisma e TradeLab, mettono in luce un settore in piena ripresa, grazie al traino dell'export vinicolo e alle ottime performance degli spiriti (sul mercato domestico e nelle esportazioni), a cui si aggiungono quelle dell’Aceto Balsamico di Modena.

Per il vino, in particolare, il trend mostra il segno più sia sul mercato domestico che sui mercati internazionali, con le vendite nel canale off trade che mostrano a fine settembre (dati NielsenIQ) una crescita a valore del 6,1% sullo stesso periodo 2020 (a 1,947 miliardi di euro). In prima fila, l'impulso dato dagli spumanti (+27,5%), trainati dalle tipologie charmat secco e metodo classico; ma crescono anche le esportazioni, in particolare verso Usa (+14,7%), Regno Unito (+6,1%),Germania (+9,4%), Canada (+15%), Russia (+27%), Cina (+47,2%). Ma non è tutto, perchè il dato relativo agli Stati Uniti registrano un tasso di crescita sul 2019 che è oltre il doppio di quello fatto registrato dai vini spagnoli (+6,8%) e oltre il triplo di quello dei vini francesi (4,7%).

Rispetto ai concorrenti francesi, sui mercati internazionali i vini italiani scontano ancora una differenza di prezzo che non dipende dalla qualità. Un esempio? Mentre i rossi di Bordeaux vengono venduti al di fuori dei confini nazionali a 14 euro al litro, quelli piemontesi non superano i 9,4 euro, e i toscani non arrivano a 8 euro. 

Ottime notizie - sottolinea l'Osservatorio - arrivano anche dagli spirits. Nei primi 9 mesi del 2021, il canale off-trade ha segnato un +8,4% rispetto allo stesso periodo del 2020, grazie soprattutto al fenomeno della mixology, non è legata solo alle occasioni di consumo fuori casa, ma sempre più diffuso anche tra le mura domestiche (addirittura il 35% dei consumatori italiani preferisce bere a casa propria gli "spiriti", a maggior ragione se in modalità mixata). D'altronde, anche gli spiriti tricolori segnano una buona performance sui mercati internazionali, facendo registrare nei primi 8 mesi dell’anno un export di 828 milioni di euro (+22% rispetto allo stesso periodo del 2020, e oltre i livelli pre-covid).

Sia per i vini che per gli spirits, ad avere approfittato maggiormente del periodo pandemico sono state le imprese di grandi dimensioni. Nel comparto del vino, in particolare, le realtà con oltre 50 milioni di euro di fatturato hanno aumentato i ricavi del 22,1%, quelle tra i 10 e i 50 milioni di euro del 15,3% e quelle tra 2 e 10 milioni di euro del 7%. Al contrario, le cose sono andate peggio per le aziende sotto i 2 milioni di euro, che hanno registrato una riduzione del 5,5%.

Per gli aceti, infine, l’Aceto Balsamico l'ha fatta da padrone. Le vendite nel canale off-trade italiano sono cresciute del 4,3% nei primi 9 mesi dell’anno, a fronte di un trend di generale contrazione per la categoria (-5,0%). Positivi anche i comportamenti sui mercati internazionali, soprattutto negli Stati Uniti (+24% nel periodo gennaio-agosto 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020). In crescita anche la Francia, mentre fanno fatica le esportazioni in Germania e Regno Unito.

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