Vini dealcolati, approvato il decreto di produzione e tassazione

Via libera alla produzione di vini dealcolati in Italia con il decreto interministeriale (Mef-Masaf) che definisce il regime fiscale e le accise per la produzione di vino senz’alcol o a ridotto conten...

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Via libera alla produzione di vini dealcolati in Italia con il decreto interministeriale (Mef-Masaf) che definisce il regime fiscale e le accise per la produzione di vino senz’alcol o a ridotto contenuto alcolico. Al centro del provvedimento soprattutto la tassazione dell’alcol ottenuto dai processi di dealcolazione.

Si tratta di una misura molto attesa dai produttori italiani che, in molti casi, già si sono cimentati con questo segmento di mercato, tra l’altro, in forte crescita soprattutto all’estero. Il provvedimento consente ai soggetti che operano anche come deposito fiscale di prodotti alcolici intermedi e di vino, di effettuare, entro determinati limiti quantitativi, i processi di dealcolazione del vino. Il provvedimento regola anche il rilascio del titolo autorizzatorio per la produzione e conservazione del prodotto, contempla gli adempimenti amministrativi e ne regola la movimentazione.

«Il ministero è al fianco dei produttori e lo dimostrano gli interventi fatti nell’ultimo anno. Sono certo che i nostri produttori sapranno raggiungere posizioni di eccellenza anche in questo settore - ha festeggiato il traguardo il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida -. Con questo decreto diamo al settore vitivinicolo un quadro normativo chiaro per poter produrre i vini dealcolati e offrire così nuove opportunità alle imprese del settore».

Parere positivo da Federvini: «Accogliamo con favore il decreto che definisce la gestione fiscale della soluzione idroalcolica ottenuta dalla dealcolazione dei vini - ha detto il presidente di Federvini, Giacomo Ponti -. Un provvedimento atteso che consegna al settore un quadro normativo completo per consentire questa produzione anche sul territorio nazionale». Stessa linea per Luca Rigotti, presidente del settore vino di Confcooperative: «Le norme mettono a disposizione delle cantine, private e cooperative, un nuovo strumento per affrontare i mercati esteri dove la domanda di vini a bassa gradazione non è una moda ma un cambiamento comportamentale di lungo periodo».

IL NOLO VALE CIRCA 2,4 MILIARDI

Secondo l’Osservatorio dell’Unione italiana vini (Uiv) il comparto dei vini NoLo (ovvero No alcohol oppure Low alcohol quindi a gradazione alcolica ridotta) è uno dei pochi a crescere all’interno del settore vino. L’attuale mercato dei vini NoLo al mondo vale 2,4 miliardi di dollari ed è destinato a raggiungere quota 3,3 miliardi entro il 2028 con un tasso annuo di crescita medio dell’8%. Inoltre, secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ sul circuito retail di Usa, Regno Unito e Germania i vini a zero gradi, quest’anno sono cresciuti del 46% in Germania, del 20% nel Regno Unito e del 18% negli Stati Uniti. 

LA QUESTIONE CULTURALE E SENSORIALE

I dati raccontano infatti un comparto in espansione: secondo le stime, il mercato globale NoLo vale circa 2,4 miliardi di dollari e proietta una crescita stabile fino al 2028, con tassi di aumento costanti sia in valore sia in volume nei principali paesi di consumo. Ma se sul piano normativo e commerciale la palla torna finalmente nelle mani dei produttori italiani, sul piano culturale e sensoriale la questione è tutt’altro che risolta. Tanti gli osservatori critici su questo tema, che più volte hanno espresso dubbi netti sul senso di etichette dealcolate. La sottrazione dell’alcol - elemento strutturale e portante della bevanda vino - rischia di produrre risultati privi di identità e di senso organolettico proprio: chi si limita a togliere l’alcol da un vino finito non risponde alla domanda di qualità o di esperienza diversa, ma introduce una semplificazione che non parla al gusto né alla cultura del bere.

LE AUTORIZZAZIONI

«Il via libera al decreto interministeriale Mef-Masaf sulla produzione italiana di vini dealcolati rappresenta una bella notizia di fine anno dopo un 2025 travagliato per il settore sul fronte del mercato». È il commento del segretario generale in Unione italiana vini Paolo Castelletti. «Sono sempre di più - ha aggiunto - le imprese italiane pronte a investire sulla categoria dei dealcolati, e questo provvedimento rappresenta una svolta per operare in condizioni di parità competitiva rispetto agli altri produttori europei. Auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare con riferimento all’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie». 

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