Uber sotto assedio negli Usa, in Italia va a Ballarò

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In un momento non facile per Uber, soprattutto negli Stati Uniti, Benedetta Arese Lucini, country manager Italia della app californiana, si presenta al grande pubblico di Ballarò. Dove, in mancanza dei tassisti, ad attaccarla difendendoli c’è Carlo Freccero, parlando di “cinesizzazione degli stipendi”. Ma per Uber oggi i problemi  vengono soprattutto dagli Usa, con notizie di rapimenti, violenze sessuali, clienti aggrediti e malmenati, dipendenti che si fingono utenti per sbaragliare la concorrenza, fondi neri, sorveglianza elettronica dei movimenti dei passeggeri,  e, ultima chicca, intimidazioni nei confronti dei dipendenti della concorrenza, con minacce ai giornalisti. Provenienti direttamente dal vicepresidente di Uber Emil Michael a New York, che ha detto che avrebbe dovuto spendere un milione di dollari per assumere dei ricercatori (dicasi investigatori) che indagassero quelli che lui ha definito i giornalisti sleazy, ovvero squallidi, per tirare fuori un po' del loro fango. Minacce che negli studi Rai la Lucini naturalmente non fa. Anche perché, Freccero a parte, è stata trattata con i guanti bianchi dal padrone di casa Giannini. Anche se non l’ha quasi mai fatta parlare. “Noi portiamo innovazione in un settore fermo da anni. E piantiamola di dire che i tassisti hanno speso migliaia di euro per comprare le licenze, perché sono pubbliche e non si dovrebbero rivenderle in nero. La nostra app la si può rifiutare ma anche cercarla di integrare. E ci sono anche tanti tassisti che mi chiamano per averla”.  Altro non ha potuto dire. E questa volta non per colpa della protesta di un gruppo di tassisti organizzati ma per i ben più “terribili” tempi televisivi.
Intanto Uber cresce in Italia e nel mondo dove, secondo alcuni analisti, varrebbe ad oggi 30 miliardi di dollari, per ricavi previsti per quest'anno di 10 miliardi. Lo sbarco n Borsa sembra invece posticipato di due anni, intanto però continua la messa in attività di nuovi servizi, quali uno perfetto per le Pmi italiane, ovvero Uber for business per la mobilità urbana di manager e dipendenti di aziende fino a 250 addetti. "Risparmierebbero dal 5 al 10% per ogni dipendente. Grazie anche a una maggior trasparenza" spiega Arese Lucini. Uber al momento è attivo in quattro città in Italia, Milano, Roma, Genova e Torino, e presto ne sbarcherà in una quinta, consolidandosi come il secondo più importante mercato europeo per numero di città in Europa dopo la Francia. Dati, numeri e novità che Arese Lucini non ha potuto dire ieri sera a Ballarò.

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