I numeri li dà il "Rapporto sul turismo italiano 2016" del Cnr coordinato da Emilio Becheri e Giulio Maggiore: "In 10 anni, dal 2004 al 2014, l’Italia, essenzialmente a causa dell’andamento del suo turismo interno, ha aumentato le proprie presenze complessive (straniere e nazionali) del 9,3%, un valore nettamente inferiore rispetto a quello dell’Unione Europea (oltre il 20%), inferiore a molte zone tradizionalmente poco vocate al turismo ma emergenti quali la Scandinavia (es. Svezia +22,5% e Finlandia +19%, e fuori dall’EU la Norvegia +21,1% e l’Islanda che in 10 anni ha più che raddoppiato le proprie presenze turistiche) e soprattutto le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania, rispettivamente, +54,6%, + 101,3% e + 198,2%), ma anche inferiore a quello di Paesi comparabili e dal turismo consolidato come quelli dell’area mediterranea, Spagna (+17,3%), Portogallo (+31,8% ), Grecia (+81,0%)". Tre Paesi in difficoltà domestiche quanto l'Italia. Dice ancora il rapporto: "la stagnazione del turismo in Italia è tutta da attribuirsi alla domanda interna che ha sofferto maggiormente rispetto a quella di altri Paesi, quali Francia ed anche Spagna". Eppure, il World Economic Forum, con il TTC Index del 2015, "ha riconosciuto al nostro Paese il primato mondiale sulla dotazione del patrimonio storico-culturale e l’eccellenza sul turismo naturalistico, secondo nel ranking". Come dire, si può fare molto di più.