Truffa dello spritz

Finora, dal "mercato del falso", ci avevano propinato di tutto: magliette, giubbotti e pantaloni con griffes piratate, borse, scarpe e accessori contraffatti, orologi di lusso spacciati per originali...

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Finora, dal "mercato del falso", ci avevano propinato di tutto: magliette, giubbotti e pantaloni con griffes piratate, borse, scarpe e accessori contraffatti, orologi di lusso spacciati per originali, e via discorrendo. Che si arrivasse, però, a taroccare l'"happy hour" e il rito dello spritz, onestamente ci avevamo pensato in pochi. Ebbene, il popolare aperitivo, grande protagonista della movida giovanile preserale, autentica icona del buon vivere nordestino e ormai fenomeno di massa, è l'ultima vittima illustre dell'arte (maligna) di mistificare i prodotti di qualità. A scoprire la frode in commercio sono stati i finanzieri padovani, al termine di un'operazione che ha coinvolto anche alcuni tra i più noti bar del Centro. Già, ma che succedeva negli esercizi incriminati? Semplice: quello che veniva venduto per "spritz all'Aperol", in realtà era un aperitivo preparato usando dei surrogati del celebre liquore (tra l'altro originario della città del Santo), simili per consistenza cromatica, olfattiva e gustativa, ma decisamente più economici dell'originale bevanda che - secondo la tradizione - viene, poi, allungata con selz e vino bianco. Diverse le modalità di perpetrazione dell'inganno: c'era il barista che mesceva lo spritz attingendo direttamente dalla bottiglia di succedaneo, e quello, invece, che aveva travasato nella bottiglia originale di Aperol il liquore di sottomarca. Univoca, in ogni caso, la descrizione nel listino del locale: Spritz all'Aperol. Effettuate le dovute verifiche, per i titolari dei 9 bar colti a praticare il trucchetto è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Padova per frode in commercio. Nelle maglie del blitz, come accennato, sono finiti anche alcuni esercizi particolarmente noti e frequentati dal popolo delle Piazze. Tra gli abituali avventori, non saranno molti quelli felici di sapere che nel loro aperitivo preferito, in realtà, non veniva servito affatto l'ingrediente base per definizione, ma un suo succedaneo. Per inciso, grazie allo stratagemma, i gestori si assicuravano un guadagno esponenzialmente più elevato, poiché il costo medio di un liquore di sottomarca è pari a circa il 50-60% in meno rispetto alla bottiglia di prodotto originale (3,50/4 euro contro i 9/10 euro dell'Aperol). Nel corso dell'intervento, sviluppato durante la serata del mercoledì universitario, ma in modo da non creare turbative tra la clientela dei bar, sono stati effettuati anche controlli in materia di scontrino fiscale e lavoro nero. Contestualmente, nelle zone del Centro città più sensibili sotto il peculiare profilo, altre pattuglie delle Fiamme Gialle, coadiuvate da unità cinofile, hanno effettuato dei controlli in tema di prevenzione e repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti.

 

(dal Giornale del Veneto dell’11 nov 2011)

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