Tassa sulle mance, Musacci (Fipe): “No a nuovi costi per le imprese”

Nuovi risvolti in termini di mancia. Nella bozza di legge di bilancio, approvata dal consiglio dei ministri del 21 novembre scorso, è presente una norma proposta dal ministro Daniela Santanchè che pre...

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Nuovi risvolti in termini di mancia. Nella bozza di legge di bilancio, approvata dal consiglio dei ministri del 21 novembre scorso, è presente una norma proposta dal ministro Daniela Santanchè che prevede una tassazione agevolata del 5% per le mance date al personale impiegato nel settore ricettivo e di somministrazione di pasti e bevande.

Un intervento, quello pensato dal governo Meloni, che tende la mano a tutte le strutture private elencate nell’articolo 8 del Codice del Turismo, dove prestano servizio anche camerieri e baristi, ma che allo stato attuale corre il rischio di gravare sulle imprese, che ormai vivono in permanente difficoltà tra strascichi della pandemia, inflazione e crisi del personale.

A prendere subito posizione sulla proposta a firma Santanchè c'è Fipe Confcommercio, che in una nota ha esposto il commento del presidente Lino Enrico Stoppani: “La volontà di regolamentare il fenomeno delle mance è certamente caratterizzata dalle migliori intenzioni, tuttavia è necessaria una riflessione approfondita per evitare che questo intervento generi ulteriori oneri per le imprese. Se si vuole creare un circolo virtuoso è necessario creare un sistema efficace che veda l’imprenditore come semplice intermediario di transazioni economiche destinate dai clienti ai lavoratori e che quindi non generi costi aggiuntivi per l’impresa prevedendo la decontribuzione totale per garantire neutralità e dare efficacia a un provvedimento con intenti e spirito giusti. Da parte nostra, come principale associazione di categoria nei settori della ristorazione e dell’intrattenimento, siamo a disposizione del ministro Santanchè per fare in modo che la proposta raggiunga gli obiettivi prefissati”.

Ad oggi, così come stabilito dal contratto collettivo nazionale del lavoro firmato da Fipe, che è anche il più applicato, in Italia le mance sono proibite, con il passaggio in Parlamento della norma che andrebbe comunque a scavalcare il ccnl. “L’unica categoria che nel nostro Paese le ha regolamentate è quella dei croupier nei casinò – spiega a Mixerplanet Matteo Musacci, vice presidente della federazione in seno a Confcommercio – Noi siamo da sempre propensi a regolamentare le mance, soprattutto se consideriamo la nostra attrattività turistica e il giro di clienti stranieri, con gli anglo-americani che normalmente lasciano una quota aggiuntiva sullo scontrino del +10/15% del totale pagato, utilizzando però nella stragrande maggioranza dei casi carta o bancomat. Peccato che molto spesso i camerieri, ad esempio, non possono accettarla, perché da noi il sistema è inceppato alla base non potendo fare transazioni di pagamento digitale in tal senso ma effettuando questa pratica, che nei fatti sarebbe come detto vietata, solo in contanti, con una chiara permanenza del nodo del nero. Si genere una chiara situazione ambigua che mette in difficoltà le imprese e penalizza il personale. Accettare una mancia con pagamento elettronico vorrebbe dire per l’azienda pagarci imposte dirette e indirette”.

In sostanza, come spiega Musacci, il settore italiano dei pubblici esercizi e più in generale del turismo non è pronto: “I Paesi più economicamente avanzati, come Stati Uniti, Inghilterra, Spagna e Francia hanno la mancia regolamentata. Noi siamo indietro, e per il peso che abbiamo a livello turistico non possiamo permettercelo, è da queste piccole cose che si fa la differenza. I vari modelli europei sono un ottimo esempio da seguire, sono diversi tra loro ma costruiti sulle reali esigenze dei dipendenti senza pesare sulle imprese”. Fipe è chiaramente già al lavoro sulla bozza della nuova norma, gli scenari plausibili sono due: “il primo è che la norma arrivi al governo già emendata, grazie al lavoro sinergico di tutto il comparto turistico e all'interlocuzione con le forze politiche; il secondo è che si dovrà invece lavorare sui gruppi parlamentari e proporre poi un emendamento”. Quel che è certo è che le associazioni di categoria sono già schierate per evitare ulteriori e dannosi oneri fiscali agli imprenditori. “Un esempio potrebbe essere quello di creare un meccanismo che permetta al datore di lavoro di riscuotere le mance pagate con moneta elettronica, magari insieme al conto, e girarle al dipendente a cui sono destinate che poi provvederà al pagamento della tassa agevolata, che al momento arriva fino al 25% del reddito totale percepito”, ha concluso il vice presidente Fipe.

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