Non sono solo i gestori delle macchine vending ad essere scontenti. Anche i consumatori non hanno apprezzato la notizia del prossimo aumento Iva che coinvolgerà i distributori automatici. Dal 1° gennaio 2014, infatti, i prodotti vending dovranno sottostare all’aliquota del 10% e non più a quella del 4%.
Uno scarto di ben 6 punti, dunque, che i ministri hanno giudicato come l'unico campo d'intervento possibile per "recuperare" i 200 milioni necessari a coprire il Bonus erogato dal Governo in ambito di risparmio energetico e rilancio dell'edilizia. Dall'aumento dell'IVA ai distributori automatici si stima di recuperare 104 milioni di euro; la restante parte verrà dall'aumento dell'IVA sui gadget allegati alle riviste.
Immediata la reazione di CONFIDA che, nella persona del suo presidente, Lucio Pinetti, ha così commentato: «Il nostro è un settore che per oltre un decennio e' stato capace di mantenere inalterati i prezzi al consumo nonostante il passaggio dalla lira all'euro e il costante aumento dei costi di gestione di questi anni. Oggi, per legge, sara' costretto ad aumentare i prezzi. Sorprende come lo Stato abbia voluto colpire proprio queste fasce di consumo che, in particolare in questi anni di crisi, grazie al favorevole rapporto qualita' prezzo, nel distributore automatico, hanno finora trovato una valida soluzione di acquisto. Vengono così colpite piccole e medie imprese che invece andrebbero sostenute e rilanciate.»
Critico anche Pietro Giordano, presidente di ADICONSUM, che avrebbe ritenuto più giusto un aumento «dell'aliquota IVA al 25% per i beni di lusso, cioè spostando l'imposizione fiscale dalle fasce deboli alle fasce più forti del Paese, che in periodi di crisi diventano sempre più forti.»