Ristorazione, un primo bilancio delle riaperture. I dati Fipe

Ristorazione alla riscossa: con le riaperture al chiuso e l’Italia di nuovo in bianco, le attività sono gradualmente riprese. Ma con quali risultati? E con quali prospettive? Il bilancio Fipe. L’incor...

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Ristorazione alla riscossa: con le riaperture al chiuso e l’Italia di nuovo in bianco, le attività sono gradualmente riprese. Ma con quali risultati? E con quali prospettive? Il bilancio Fipe.

L’incoronazione europea è stata una tappa importante. Tra maxischermi, dehors attrezzati per la visione ‘collettiva’ e tifo di gruppo (dopo mesi di sordina), il trionfo italiano di Wembley ha infatti costituito un momento significativo: liberatorio e capace di restituire ai pubblici esercizi quel ruolo di aggregatori, accantonato nei mesi di lockdown.

Qualcosa di nuovo, anzi di antico: la serata della vittoria agli Europei, ci ha riportato indietro da dove siamo partiti: all’Italia pre-pandemica, con le piazze festanti e i tifosi sbandieranti.

E questo dopo poco più di un mese di lenta ripresa in cui le attività hanno coraggiosamente rimesso insieme i cocci del lungo inverno del loro scontento.

Con l’ok – dal 1° giugno – ai consumi anche all’interno dei locali, infatti, il settore ha ricevuto un assist forte, cui si è aggiunto  - dal 22 giugno - il passaggio in bianco di tutto il nostro Paese.

Ma come sta andando questa ripresa per la ristorazione?

Se lo è chiesto la Fipe che ha, sul tema, pubblicato un primo bilancio, con l’obiettivo di individuare anche le prospettive che gli operatori del fuori casa ripongono nel prossimo futuro.

Attualmente – emerge dall’indagine - circa nove su dieci delle attività intervistate è totalmente aperta, l’8,1% lo è parzialmente, l’1,7% è chiusa ma prevede di riaprire a breve, mentre l’1% ha definitivamente chiuso.

Quanto agli spazi esterni, fondamentali nella prima fase di riapertura, il 22,2% dichiara di essere riuscita ad introdurre o ampliare l’occupazione di suolo pubblico durante la pandemia e il 27,3% di possedere già un dehor. Per una impresa su due, invece, non è previsto uno spazio esterno. Il 61,4% dispone di uno spazio aperto su area privata.

E veniamo alla vexata quaestio dei ristori: nonostante quasi nove imprese su dieci abbiano dichiarato di avere ottenuto i ristori messi a disposizione delle imprese del comparto, altissima (91,8%) la percentuale di chi ne boccia l’efficacia, ritenendoli poco o per nulla efficaci.

Il 2,4% non ha conseguito fatturato nel 2020 e circa il 45% delle imprese ha dichiarato una riduzione di oltre il 50% rispetto al 2019. Mediamente le imprese rilevano una perdita di fatturato del 39% rispetto al 2019.

Un trend economico che non poteva non impattare anche sul fronte occupazionale.

E infatti: il 50,2% delle imprese ha dichiarato di avere perso alcuni dei propri collaboratori nel corso del 2020 e nel 40,3% dei casi si è trattato di personale formato da tempo. E non basta: oggi una impresa su due dichiara di avere un numero di addetti inferiore al 2019 e per il 59,2% resterà così per tutto il 2021.

Non sempre roseo anche il rapporto con i fornitori che – in percentuale ben maggiore rispetto al passato (23%) chiedono di essere pagati alla consegna.

Ristorazione, aspettative future

Eppure il futuro non è in bianco e nero. Una vena di ottimismo c’è: il 66,2%, per esempio, confida nella ripresa delle attività e il 32% è convinto che il fatturato aumenterà rispetto al 2020.

E non solo perché – come ritiene l’86,1% delle imprese - i consumatori torneranno, mutatis mutandi, alle loro abitudini, ma anche perché per il 94,6% dopo la pandemia si potrà ritornare a una sorta di status quo ante Covid.

Infine, il 73,4% rivela fiducia pure nell’andamento della stagione estiva.

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