Meglio la via di mezzo o l’estremismo dello specialty coffee? Il caso della torrefazione-caffetteria di Taranto Caffè Taras

Un anno fa, lungo una strada trafficata ma non propriamente nel centro storico di Taranto, ha aperto una caffetteria con spazio torrefazione il cui nome rende omaggio alla città dei due mari: Caffè Taras.

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Un anno fa, lungo una strada trafficata ma non propriamente nel centro storico di Taranto, ha aperto una caffetteria con spazio torrefazione il cui nome rende omaggio alla città dei due mari: Caffè Taras.

Non è stato per niente semplice per i proprietari Andrea Calò e Alessandra Chetta portare una nuova concezione di caffetteria in una città del sud come Taranto, dove esiste praticamente un’unica identità: quella del bar tradizionale. Tralasciando il gusto del caffè classico italiano che tutti conosciamo e che ultimamente lascia a desiderare, in queste attività esiste un solo tipo di caffè - l’espresso - del quale, oltre alla marca, non si conoscono né la provenienza né la tracciabilità. È una bevanda che, in fin dei conti, viene considerata marginale e dalla quale non derivano ricavi importanti, anzi: molto spesso ci si rimette.

L'importanza della formazione

Andrea tostava già caffè, ma per l’apertura della caffetteria ha deciso di migliorarsi frequentando diversi corsi di formazione di Marco Bombini, trainer e torrefattore di Specialty Corner. L’apertura della loro caffetteria è stata una piccola rivoluzione nel settore perché ha portato - e continua tuttora a farlo -il caffè a essere concepito diversamente: un prodotto per il quale vale la pena spendere più di €1,20 se di buona qualità.

La carta dei caffè è abbastanza ampia perché quello che conta non è allontanare troppo la clientela dal gusto classico del caffè, ma capire cosa piace alle persone per accompagnarle nel tempo in un percorso gustativo che, partendo dall’espresso, può arrivare fino al caffè filtrato e ai vari metodi di estrazione alternativi.

La proposta caffè non si ferma a un’unica soluzione

Si parte da una miscela composta per il 50% da arabica e per il 50% da robusta, fino ad arrivare alla miscela 100% arabica e al monorigine, che viene servito esclusivamente in espresso doppio per consentire di gustarlo appieno, nella sua completezza aromatica fatta di dolcezza, leggera freschezza e un pizzico di amarezza.

Il monorigine cambia ogni settimana per invogliare - sottolinea Andrea - il cliente a tornare per scoprire qualcosa di nuovo. L’ultima creazione di cui va particolarmente fiero,a. questo proposito, è una miscela costituita da tre arabiche provenienti da Brasile, Perù e Rwanda. Ha un sapore dolce che lascia sul palato un piacevole retrogusto di nocciola tostata. Andrea sceglie di tostare né troppo chiaro né troppo scuro: una via di mezzo appunto.

La clientela di Caffè Taras è composta sia dagli abitanti del quartiere sia da chi si trova a Taranto di passaggio e vuole acquistare del caffè da portare a casa. Tutte le volte che passo da questo piccolo mondo fatto di caffè, passione e divulgazione mi accorgo che il problema nel diffondere cultura e formazione non risiede nel prezzo più alto della tazzina di qualità, ma nel modo in cui viene raccontata. La gentilezza, l’essere ospitali e pazienti e le diverse proposte del menù pensate per esigenze differenti sono fondamentali per avere successo e proseguire al meglio con la propria attività.

Offrire solo specialty coffee non può funzionare?

Assolutamente no. In città come Roma, Milano e Bari può funzionare anche un approccio più radicale. Nelle realtà più piccole come Taranto, invece, la scelta di proporre non solo specialty coffee ma anche una selezione di caffè commerciale di buona qualità consente ad Andrea e Alessandra di accompagnare le persone in un percorso di scoperta e, allo stesso tempo, di contribuire alla crescita della cultura del caffè in città, e in Puglia più in generale. Delle volte la soluzione sta proprio nel mezzo.

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