Matanè raddoppia a Milano. E in cantiere c’è un nuovo format

Sapori del Giappone, ma non i soliti noti. Quindi, per intenderci, niente sushi, sashimi, uramaki e compagnia mangiante: da Matanè il menù rivolge il palato verso un altro percorso organolettico, ma s...

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Sapori del Giappone, ma non i soliti noti. Quindi, per intenderci, niente sushi, sashimi, uramaki e compagnia mangiante: da Matanè il menù rivolge il palato verso un altro percorso organolettico, ma sempre provenienti dal Sol Levante. Con questa insegna, che in giapponese significa ‘ci vediamo’, si amplia il dizionario gastronomico giapponese con termini non così famigliari a una fetta di consumatori italiani. Alcuni esempi: Onigirazu, sorta di panino di riso e condimenti vari avvolto in alga e nato dalle colonne di un fumetto manga; Shusai, saporiti appetizer crudi, fritti, di pesce e di carne; Dezato, dolci classici riletti in chiave giapponese. 

Matanē propone dunque ricette da scoprire per consumatori curiosi. E che ora avranno l’occasione di assaggiarle di persona visitando il secondo ristorante della catena. Si rimane sempre nei confini milanesi. La catena, infatti, in questa sua fase di start-up è presente soltanto nel capoluogo lombardo. Nel 2021 ha esordito in Via Rosales 1 con un format ristorativo in stile street food, mentre da sabato scorso 3 febbraio è stato fatto il bis in Piazza Wagner inaugurando una location più grande, con una cinquantina di posti a sedere e nella quale lavorano 5/6 dipendenti tra cucina e sala.

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Oltre ad alcuni piatti singoli appena citati, nel nuovo ristorante è possibile optare per quattro diversi menu, ognuno dei quali battezzati con il nome di una delle fermate della metropolitana di Tokyo: Shibuya, Roppong, Asakusa e Tsukiji. Sul fronte delle bevande, l’offerta è made in Japan, dal sake a una selezione di tè freddi e caldi, mentre a livello alcolico spiccano quattro liquori, rispettivamente al miele, yuzu, shochu e matcha. Non mancano all’appello alcune note marche di birra asiatica. Sono invece dei twist, in chiave sempre giapponese, i due cocktail in lista, ovvero il Gin Tonic e l’High Ball, proposti soprattutto durante l’aperitivo che debutterà fra una decina di giorni. I vini, dal canto loro, sono invece tutti provenienti da terroir italiani.

Insomma, si affaccia sul mercato della ristorazione commerciale un nuovo percorso del gusto intenzionato a rinnovare in città quella che è l’offerta culinaria d’Oriente. Questo è l’obiettivo dei proprietari della catena, vale a dire Alan Sartori e Giuseppe Solzi, a cui si aggiunge Alessandro Giuffre che ha la responsabilità diretta di sviluppare il brand.
In cucina, invece, c’è il giovane chef, Giacomo Spretti, da sempre innamorato e appassionato di food asiatico. Il layout è stato affidato allo studio di architettura Vudafieri-Severino Partners, che ha creato un ambiente vivace e colorato, adottando disegni e stilemi tradizionali della cultura giapponese reinterpretati in chiave moderna. Sulle pareti penzolano poi fumetti manga, illuminati da lampade multicolor.

I piani di sviluppo prevedono ora un consolidamento delle due location meneghine, iniziando al contempo a pianificare una futura, e si ritiene probabile, espansione del marchio. «Abbiamo scelto Milano perché la ritentiamo la città italiana più aperta a scoprire nuove tipologie culinarie, come quella che proponiamo noi – spiega a Mixer il brand manager Alessandro Giuffre –. È un banco di prova importante e ci siamo prefissi di aprire un paio di nuovi locali entro i prossimi due anni. Non escludiamo comunque di esportare Matanē fuori dai confini milanesi, puntando su luoghi a forte appeal turistico come possono essere, per esempio, Torino, Bergamo e Verona. Stiamo, inoltre, valutando la possibilità di aggiungere un format, più simile a un corner e, in questo caso, il canale retail & travel potrebbe fare al caso».
Gli step per lo sviluppo sono quindi stati tracciati, ma per rendere il traguardo raggiungibile è però necessario rispettare gli obiettivi di fatturato. Numeri alla mano: «In Piazza Wagner prevediamo di generare, in questi primi dodici mesi, ricavi non inferiori a 800 mila euro, vale a dire il doppio rispetto a Via Rosales che, però, ha una dimensione decisamente più ridotta», conclude Giuffre.

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