L'impatto della moneta elettronica nei pubblici esercizi: i commenti di APPE

È salita alla ribalta in queste settimane la tematica dei pagamenti elettronici, visti come fondamentale passo verso il progresso digitale della Nazione e strumento di contrasto all’evasione fiscale....

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È salita alla ribalta in queste settimane la tematica dei pagamenti elettronici, visti come fondamentale passo verso il progresso digitale della Nazione e strumento di contrasto all’evasione fiscale. E, nella maggior parte dei casi, la frase tipica che si cita è “all’estero con la carta di credito si può comprare anche un caffè!”. E proprio l’APPE (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi), che i baristi rappresenta, ci tiene a puntualizzare alcuni aspetti relativamente all’uso del denaro elettronico al posto del contante.

«Premesso – esordisce il Segretario Filippo Segato – che già oggi in moltissimi bar è possibile pagare le proprie consumazioni con bancomat o carta di credito, ci chiediamo come mai vi sia così tanta attenzione sui pubblici esercizi, quando è noto che i veri evasori sono le grandi aziende che, magari con pochi click al computer, spostano milioni di euro da un paradiso fiscale all’altro».

Ma il ragionamento dell’Associazione degli esercenti cerca di fare un passo in avanti, segnalando quelle che potrebbero essere le conseguenze di una diffusione generalizzata di questi strumenti di pagamento. «Abbiamo fatto delle simulazioni – dichiara Segato – ipotizzando che il 75% dei clienti che al mattino fanno colazione al bar, decidano di pagare con moneta elettronica: è uno scenario che potrebbe essere concreto tra un paio d’anni, quindi in un tempo relativamente breve. Ebbene, i risultati sono disastrosi».

Secondo le prove realizzate, il tempo medio di un pagamento passerebbe dai 15 secondi attuali (pagamento in contanti) ai 35 secondi medi con pagamento elettronico, quindi praticamente più del doppio. «L’aumento dei tempi medi di gestione dell’incasso, moltiplicato per le centinaia di transazioni giornaliere di un bar, comporterà la necessità di modificare l’organizzazione dei locali, e in taluni casi si ritornerà a vedere al bar una persona dedicata solo alla cassa, come era in uso fino a qualche decennio fa». Una modifica organizzativa che avrà inevitabilmente risvolti anche sui prezzi finali dei prodotti somministrati. «Purtroppo – conferma il Segretario Segato – è proprio così e, se devo essere sincero, mi viene da sorridere quando sento le persone dire che all’estero il caffè lo si paga con la carta di credito… dimenticano di dire che quel caffè, che qui a Padova pagano un euro, varcati i confini nazionali lo pagano almeno il doppio!».

Dobbiamo quindi prepararci a pagare il caffè a due euro, da qui a un paio d’anni? «Forse non arriveremo a quella cifra – risponde Segato – ma sicuramente non continueremo a pagarlo un euro (o meno) così come succede oggi … o magari arriveremo ad avere un listino prezzi “normale”, per chi paga con carta, e uno “scontato” per chi paga in contanti».

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