L'Avvocato. Sigaretta elettronica: nessun divieto. Per ora...

Non esiste ancora alcuna norma che ne vieti l’uso nei pubblici esercizi. resta il dubbio sull’eventuale dannosità del vapore Gentile Avvocato... Sono proprietario di un ristorante e con il crescente a...

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Non esiste ancora alcuna norma che ne vieti l’uso nei pubblici esercizi. resta il dubbio sull’eventuale dannosità del vapore

Gentile Avvocato...
Sono proprietario di un ristorante e con il crescente affermarsi della sigarette elettroniche, sempre più avventori, all’interno del mio locale, ne fanno uso. Come mi devo comportare? Esiste una legislazione in materia?

Egregio lettore
premetto che non esiste una normativa che disciplini l’uso delle sigarette elettroniche; non la legge Sirchia che, a far tempo dal 2005, ha introdotto il divieto di fumo nei locali pubblici o aperti al pubblico poiché non vi è alcuna espressa previsione che vieti l’uso della sigaretta elettronica nei locali pubblici.
È un tema che viene ampiamente dibattuto, sul quale il Legislatore dovrà intervenire e la richiesta viene da più parti. Recentemente, il Dott. Raffaele Guariniello, pubblico ministero, coordinatore del Gruppo specializzato Sicurezza del Lavoro e Tutela del Consumatore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torino, nell’ambito di una inchiesta sulla effettiva pericolosità dell’e-fumo, ha indicato al Ministero della Salute quanto segue: dal momento che la legge 3 art. 51 “Tutela della salute dei non fumatori” non parla specificatamente di fumo da tabacco, questo divieto dovrebbe essere esteso a tutte le sostanze potenzialmente dannose.
Intanto, le due più grandi aziende di trasporto italiane, Alitalia e Trenitalia, e alcuni comuni - il primo è stato Lomazzo – si stanno adeguando alla linea propugnata dall’Organizzazione mondiale della sanità, vietando espressamente l’uso di questi congegni nei propri locali (treni, aerei, ma anche scuole, asili e uffici pubblici).
Molti bar e ristoranti chiedono alla loro clientela di rispettare comunque il divieto, per non rischiare di dare fastidio ai non fumatori anche solo con l’emissione del vapore (che spesso è aromatizzato). Attualmente, in Veneto l’utilizzo della sigaretta elettronica è vietato nei ristoranti, in quanto si ritiene che la sigaretta elettronica debba essere considerata come una sigaretta normale all’interno dei locali pubblici, nel rispetto della legge anti-fumo. Nella stessa regione, il divieto è stato esteso a due sale di proiezione di un cinema, in cui è apparso un cartello che invita gli spettatori, con parole gentili, ma inequivocabili, a non utilizzare le sigarette elettroniche in sala “al fine di consentire una regolare fruizione dello spettacolo cinematografico a tutti gli spettatori e prevenire eventuali spiacevoli contestazioni”.

Dannosa oppure no?
Uno dei grandi dubbi che circonda il dibattito sulla sigaretta elettronica è se faccia male o se invece non sia dannosa. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda comunque l’adozione delle stesse restrizioni usate per ridurre il fumo convenzionale, e la sua opinione non passerà inosservata. Ancorché il fumatore elettronico risparmi ai propri bronchi e polmoni almeno 4.000 sostanze, di cui un’ottantina cancerogene, mancano ancora conferme scientifiche sulla sicurezza del vapore emesso dai dispositivi elettronici. Sotto esame anche le ricariche, il vero vantaggio economico per gli “svapatori”: permettono di risparmiare più di 100 euro al mese per chi fuma un pacchetto al giorno. Questione non da poco è capire se anche quello della sigaretta elettronica è “fumo passivo” per le autorità sanitarie che dovranno decidere su un business che “già ora vale più 160 milioni di euro ed è destinato a crescere”, spiega Massimiliano Mancini, presidente della neonata Anafe, l’Associazione nazionale fumo elettronico. Dopo l’invito alla precauzione spedito dai tecnici dall’Istituto Superiore di Sanità al ministero della Salute, si moltiplicano le ricerche. L’attenzione delle autorità competenti si concentra soprattutto sulle sigarette elettroniche che contengono nicotina, le quali rappresenterebbero la tipologia più utilizzata delle stesse in quei Paesi del mondo in cui il loro utilizzo non sia stato vietato. Le sigarette elettroniche sono infatti state bandite in Australia, Norvegia, Canada, Brasile, Thailandia, Uruguay, a Singapore e persino in Cina dove furono inventate nel 2003. Negli Stati Uniti sono trattate come prodotti farmaceutici.La Commissione Europea ha annunciato che, al più presto, le sigarette elettroniche verranno trattate analogamente alle terapie sostitutive della nicotina, tra le quali sono compresi cerotti, gomme da masticare e appositi spray. Si teme che, poiché le sigarette elettroniche rappresentano, allo stato, un prodotto non ancora regolamentato, i loro utilizzatori possano essere esposti ad un quantitativo eccessivo di nicotina. È ipotizzabile che, in futuro, tutti i prodotti a base di nicotina, comprese le sigarette elettroniche contenenti nicotina liquida, debbano essere accompagnati da un’autorizzazione specifica, proprio come avviene nel caso dei farmaci. La concentrazione di nicotina liquida dovrà rispettare il valore di 4 milligrammi per millilitro. Si tratta di un limite che, al momento, non tutti gli esemplari di sigarette elettroniche in commercio rispetterebbero, secondo quanto emerso dall’esame di un campione degli stessi. In conclusione, per rispondere al Suo quesito, in attesa che il vuoto legislativo venga colmato, l’uso della sigaretta elettronica nei locali pubblici non è proibito: bar, ristoranti, cinema, trasporti pubblici, sono luoghi in cui gli “e-cigers” possono fumare, ponendo come unico limite il buonsenso.

Avv Cinzia Calabrese    Tel. 02/45472838    Fax 02/45472588
L’avvocato Cinzia Calabrese si mette a disposizione per rispondere alle domande inoltrate alla mail cinzia.calabrese@cinlex.it, che verranno pubblicate sui prossimi numeri del mensile. Chi volesse inviare le domande autorizza la rivista Mixer e il sito Mixer Planet a pubblicare i suoi riferimenti, quali nome, cognome e indirizzo di posta elettronica.

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