Julius Meinl Barista Cup: Luca Riccardi vince la prima edizione (e vola a Vienna a settembre)

Alla fine il punteggio maggiore (156 punti) l’ha ottenuto Luca Riccardi del bar Attymo di Terni, che ha prevalso su una agguerritissima Hoi San Pang del bar Filanda a Santa Lucia del Piave (TV), “ferm...

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Alla fine il punteggio maggiore (156 punti) l’ha ottenuto Luca Riccardi del bar Attymo di Terni, che ha prevalso su una agguerritissima Hoi San Pang del bar Filanda a Santa Lucia del Piave (TV), “ferma” a 152. 

Un podio fuori dagli schemi, con un professionista della caffetteria (Riccardi) che lavora non in un bar classico ma in un concept nuovo, una delikatessen-gastronomia (e la conoscenza delle materie prima emergeva dal racconto durante la gara) dove si può anche bere e mangiare. Mentre al secondo posto c’è una nativa di Hong Kong (non cinese, ci tiene a puntualizzare la differenza di culture) con l’accento più trevigiano che c’è (Hoi San Pang) che con simpatia e creatività ha spazzato via in 12 minuti (tanti durava la gara per realizzare due espressi, due cappuccini con latte art e due signature drinks) tanti stereotipi sui bar “cinesi dove si beve il peggior caffè”. Un segno dei tempi su cui ci sarebbe da riflettere.

Premi speciali sono andati ad Andrea Galardi (Bar Maratona di Firenze) per il miglior espresso, a Luca Cellizza (Coffee & Cocktail Bar Barilò di Roma) per il miglior cappuccino mentre il miglior signature drink è stato quello di Hoi San Pang (fatale per il Zagara Coffee di Riccardi è stata la cannuccia appoggiata sul ghiaccio «perché a volte è difficile bere i drink con questi ghiacci importanti»: penalizzato di 3 punti). 

Sul gradino più basso del podio finale dopo Riccardi e San Pang sale anche un giovanissimo (22 anni) Edoardo Foti (Bar caffetteria bistrò St Leo, Treviso) che ha affrontato la prima gara della sua vita con consumata scioltezza e sicurezza: ci aspettiamo da lui grandi cose in futuro, peccato che il suo drink, a detta dei giudici, non fosse centrato.

IL PERCHE' DELLA CUP

Sono questi i risultati della prima edizione della Julius Meinl Cup, concorso di caffetteria internazionale (i finalisti di 12 Paesi si sfideranno a Vienna il 19 settembre prossimo), che si è tenuta al Lidò Beach Restaurant & Bar ai Lidi Ferraresi – Lido delle Nazioni lo scorso 31 maggio.

Andreea Postolache, global marketing director Horeca e innovation marketing manager Italia di Julius Meinl, ha sottolineato come questa prima cup fosse «un’occasione per mettere sotto i riflettori quattro pilastri, cuore della nostra proposta per l’Horeca: il prodotto che vede protagonista la linea the Originals bio Fairtrade che ha già fatturato oltre 2 milioni di euro a livello globale; le attrezzature d’avanguardia (i partner erano Rancilio specialty per le macchine, Fiorenzato, BWT e cafetto per la pulizia); la formazione dei nostri clienti e la Customer activation data da eventi di questo tipo».

BARISTI E GIURIA

Trenta i baristi iscritti, reclutati in tutta Italia. Tra loro, tramite una selezione online, sono emersi i 10 finalisti. A Vienna ci si contenderà un premio importante: un viaggio in piantagione in Honduras che andrà ai vincitori delle tre categorie in gara: espresso, cappuccino e signature drink.

In giuria Andrea Alberghini, giudice SCA e area manager Horeca presso BWT Italia, con il compito di verificare il lavoro dietro il bancone, «ordine, pulizia e quei 2 o 3 gesti semplicissimi ma indispensabile per fare un buon caffè». I giudici sensoriali erano Vittorio Agosti, Trainer SCA, Aicaf e brand ambassador e docente fabbri 1905, e José Raul Juan Sorita, R&D manager e process optimization specalist di Julius Meinl nonché ingegnere agrario e QR Arabica grader. Capo giuria era Gianni Cocco, Master coffee trainer, latte artist maestro del caffè Aicaf e tv Coffee performer.

LA GARA

I concorrenti hanno 12 minuti per settare le attrezzature e preparare il banco, 12 minuti di gara e max 60 secondi di extra time per non incorrere in penalità.

Si parte bene con il primo concorrente, Ermal Hoxha da Firenze, barista da 14 anni: «ci sono capitato per caso ma piano piano mi sono appassionato, mi piace approfondire le cose, guardare dentro la macchina del caffè, fare tanti caffè fatti bene». Per estrarre la parte più acida «che l’italiano medio ci rimane un po’ male» parte da una temperatura di 93°C in che finisca a 91,5°C. Nel signature Americano Ruffiano, i chicchi di caffè sono stati lasciati fermentare nella Cachaça per estrarre un’altra parte del Belvedere, la miscela Origin utilizzata da tutti i concorrenti.

Luca Cellizza, 44 anni da Roma, ha incontrato il caffè come “spaccista” in caserma ai tempi della naja, «prima ho fatto un corso da barman, solo nel 2015 ho avuto voglia di mettermi in gioco con corsi di perfezionamento su materia prima e strumenti del caffè e ho anche fatto un corso da tecnico per conoscere gli strumenti di lavoro».

Andrea Galardi, 25 anni da Firenze, è piaciuto per il suo racconto che ha legato il caffè utilizzato alle sue origini (100% Arabica da Nicaragua e Honduras) e alla “previsione” delle note sensoriali del suo espresso (“Nocciola all’inizio, dolcezza media bilanciamento alto, retrogusto di mandorla e cioccolato”).

Ha sparigliato le carte da subito Hoi San Pang, organizzando oltre alla sua postazione il tavolo dei giudici, sistemandoci una striscia di pratino con dei fiori («Vi porterò all’interno del palazzo Belvedere, dove il mio quadro preferito è il Bacio di Klimt») e tenendo testa a un gigione consumato come chef Cristiano Tomei, stellato all’Imbuto di Lucca e brand ambassador Julius Meinl, che presentava la competizione.

Alla prima gara era Daniel Martin: «da 7 anni lavoro in un bar di un amico, mi sono interessato del caffè e adesso mi piace». Il suo drink Stand up è pensato per «per dare una botta di vita dopo pranzo» e unisce Cointreau, whisky canadese alla cannella, sciroppo all’arancia e Angostura.

Barista per obbligo dopo 20 anni di lavoro da elettricista «perché la suocera aveva un locale», si appassiona al caffè: è la storia del modenese Dennis Riccò che ha presentato Cappuccino sbagliato, l’unico signature non analcolico (latte, espresso e masala chai).

Dopo di lui è la volta di due sorelle bariste, entrambe in forza al Whisky & Soda di Valmadrera (LC): Stefania Gilardi, che si è appassionata grazie un corso con Jacopo Indelicato di Julius Meinl durante il periodo Covid, utilizza latte della Valtellina («le mie zone») e ha presentato un Hot Mezcal Mocha, (con un Mezcal lasciato in infusione cinque giorni con mele rosse per smorzare l’affumicatura e esaltare le note). Dopo di lei, l’emozione ha tradito Patrizia Marasca alla prima gara, guadagnandosi grandi applausi anche dalla giuria (si respirava un’atmosfera “da famiglia”), che ha apprezzato l’idea dietro il suo signature Poesia d’Agave.

A sparigliare una classifica che sembrava già definita ci hanno penato gli ultimi due concorrenti della giornata, Luca Riccardi che ha sottolineato l’importanza dello spirito di squadra lavorando in un negozio multi offerta, e ha convinto cambiando, correttamente (unico tra i concorrenti) i parametri di estrazione tra espresso e cappuccino. Mentre Edoardo Foti, a 22 anni già responsabile del St Leo, ha raccontato con sicurezza origini del caffè e flavour di espresso e cappuccino, dimostrando grande sicurezza anche nel servizio, con il vassoio in punta di dita.

LE RICETTE DEI DUE SIGNATURE DRINK GIUDICATI MIGLIORI

ZAGARA COFFEE (Luca Riccardi)

Ingredienti per 2 coppe:

4 cl rum kraken
2 cl creme de cacao
2 cl Cointreau
1 caffè doppio
1 cl di succo di yuzu
2 cl di chinotto
4 foglie di menta
2 cucchiaini di granella di nocciola
1/4 di cucchiaino di cannella in polvere
2 cubetti hoshizachi

Procedimento:

Sul fondo della coppa sistemare 1 rondella di arancio fresco e 1 foglia di menta su cui poggia il cubo hoshizachi. Nello shaker: riempire fino a metà con il ghiaccio e inserire 1 foglia di menta, un pizzico di cannella e 1 gr di zucchero di canna. Aggiungere, nell’ordine, Rum, Cointreau e creme de cacao. Infine lo yuzu e un’estrazione doppia in tazza grande di espresso Belvedere; shakerare a lungo e versare. Chiudere il cocktail con 2 cl di chinotto direttamente in coppa; guarnire sopra il cubo con una foglia di menta e granella di nocciola.

ICED ORANGE COFFEE (Hoi San Pang)

Ingredienti:

25 ml Espresso
1 Cucchiaino di marmellata d'arancia
50 ml Whisky Roe & Co.
25 ml Liquore chinotto
100 ml Tonica Cipriani
Ghiaccio
Scorze di arancia

Procedimento:

Raffreddare un tumbler basso con ghiaccio. Erogare un espresso e sciogliere la marmellata nel caffè. Versare Whisky, liquore e preparato di caffè nello shaker con del ghiaccio e shakerare bene il tutto. Togliere l'acqua in eccesso dal bicchiere e aggiungere la tonica nel tumbler. Con il passino filtrare il preparato nel tumbler, decorare con zeste di arancia e servire.

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