Cala ancora l’inflazione: nella ristorazione tradizionale ottobre segna il +4,7% rispetto al +5,1 del mese precedente, mentre in quella commerciale si attesta al +4,9% sul +5,4% di settembre. I dati arrivano dall’analisi di FIPE Confcommercio, che indica come tale decelerazione sia legata al calo dei prezzi energetici dopo l’ondata di rincari del 2022. Il quadro, però, si completa con i prezzi dei servizi di alloggio che restano vivaci, e che registrano una variazione tendenziale del +12,2%.
“L’aggiornamento dei listini è lento e graduale. Per questo motivo nella seconda metà del 2021 e per tutto lo scorso anno è rimasto al di sotto dell’inflazione generale – dice a Mixer Luciano Sbraga, a capo dell’Ufficio Studi di FIPE –. Negli ultimi dodici mesi i listini hanno visto un picco tra ottobre e novembre 2022 con un +0,8%; con il nuovo anno c’è stato un rallentamento deciso e gennaio ha segnato il +0,5%, mentre da marzo in poi si è proseguito con un +0,3% a eccezione di luglio e agosto, al +0,2. A ottobre il dato nazionale rilevato dall’Istat è stato del +1,7% su base annua”.
Per quanto riguarda i bar, l'inflazione continua la sua frenata rispetto a quanto rilevato nei mesi precedenti (+4,0%). Gli incrementi sopra la media del comparto riguardano ancora i prodotti di pasticceria e gelateria (+4,9%) e gli snack al bar (4,3%). Quanto ai prezzi nei ristoranti tradizionali e nelle pizzerie la variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si attesta rispettivamente al +4,3% e al +4,6%.
A mantenere un profilo inflazionistico ancora sostenuto è non solo la gastronomia (+4,3%), ma soprattutto il delivery (+7,6% rispetto a ottobre 2022). Per Sbraga, i motivi vanno ricercati in un doppio ordine di motivi. “In questa fase le piattaforme aumentano i costi soprattutto a causa della domanda calante per la consegna a domicilio. Il motivo? La maggiore propensione delle persone a consumare fuori casa grazie al clima favorevole e alla necessità di socialità”.