Torbageddon, a Roma la seconda edizione dell'evento dedicato al whisky torbato

Anche questa volta non mi ha deluso. Anzi, riesce a stupirmi e non poco, per la seconda volta. Sto parlando del “Torbageddon” l’evento giunto alla seconda edizione dedicato al whisky torbato, che si è...

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Anche questa volta non mi ha deluso. Anzi, riesce a stupirmi e non poco, per la seconda volta. Sto parlando del “Torbageddon” l’evento giunto alla seconda edizione dedicato al whisky torbato, che si è tenuto a Roma il 16 novembre scorso, a cura di Spirits Lab, Matteo Corvini, Lorenzo Giovannetti, Arnaldo Maggiora Vergano e Pino Perrone. Un viaggio in oltre 200 bottiglie attraverso Scozia, Irlanda e Giappone. Mi chiedevo cos’è che distingue questa manifestazione dalle altre? Certo: la torba, l’affumicato, talvolta l’estremo. Ma non solo. 

Il Torbageddon si rivela, sempre più, misurato eppure vivo. Composto da una sola sala dell’ Hotel Una Deco (ottima la scelto del posto, a due passi dalla stazione Termini) sta a metà tra un salotto affollato e la grande cambusa di una nave. È vivace e energetico come tutte le manifestazioni di questo tipo, ma anche molto specializzato. Insomma: caos calmo. Chi sta dietro i banchi e vi fa assaggiare vi dedica del tempo, è capace di comprendere i vostri gusti, ma anche le vostre disposizioni. Volete scoperte o conferme, siete tradizionalisti o innovativi, pronti a stupirvi o a ricredervi?

ELEGANZA E IRLANDA

Due, fra gli altri, i filoni principali di questa nuova edizione. Non scopro, probabilmente nulla di nuovo, se dico: eleganza e Irlanda. Springbank, Octomore, Highland Park, Laphroaigh, Taketsuru, Nikka, Ardbeg… stanno lì a esprimere, sia pur nelle differenze, un unico messaggio: «siamo, forti poderosi, anche un po’ selvaggi, ma abbiamo imparato a trattenerci e rilanciarci, abbiamo acquisito il senso della misura che non significa rinuncia».

La torba resta un archetipo, ma ora viene declinata su spartiti più complessi e la forza non disdegna l’armonia. Certo, quella di profondità non cessa di rivelarsi più acre, quella superficiale più ariosa e le botti europee continuano a essere più tanniche, le americane più dolci e vanigliate. Ma gli assemblaggi e le torbe scelte diventano sempre più accurati e meno estremi. Prendete, ad esempio, il mai troppo riverito Highland Park (torba e vento delle Orcadi). Ero pronto a scommettere sul 12 anni 63,2° perché non resisto ai full strenght e invece, alla fine, mi ha conquistato il 18 anni 46°, proprio per la sua limpida armonia tra parti aromatiche e tessitura perfetta.

Irlanda! La grande riscossa dell’ Irlanda e dei suoi affumicati non si ferma. Pochi anni fa il whiskey irlandese stava per chiudere i battenti. Erano rimaste due distillerie, oggi ce ne sono quasi cinquanta e molte producono ottimi single malt. Ho incontrato un fenomenale Waterford Peated  Ballybannon 1.1 della serie Arcadian Barley. 50° di orzo profumato, scelto con una particolare sensibilità ai terroir: 97 fattorie con 12 varietà diverse di orzo e 19 tipi differenti di suolo, con ogni singolo raccolto maltato separatamente prima di giungere alla distilleria. È probabile, come vi dicono, che questo whiskey e i suoi fratelli Arcadian siano molto simili a quelli prodotti dai distillatori illegali di molto tempo fa. Insomma legato a una “tradizione selvaggia”. Per noi, anche se non possiamo fare paragoni, è meglio. Perché, lo sappiamo: la misura aurea sta nel reinventare la tradizione. Nel non tradire, ma nel tradurre dal passato verso il presente. E qui siamo davanti ad un’ottima traduzione.

A proposito di passato, nel Torbageddon, come in tutte le apocalissi il tempo si rovescia, così potete potete imbattervi in assaggi da collezionisti, come è capitato a me col Port Ellen 20 anni distillato nel 1978 della Rare Malts. Non possiamo salutare senza ricordare Islay, patria della torba. Solo conferme col Laphroaig, Bowmore, Lagavulin (il fascino e l’eleganza del suo 16 anni restano intatti), Port Ellen (passato attraverso decadenze e rinascite, oggi inaugura addirittura distillazioni sperimentali) e una scoperta: l’Ardnahoe. Di questa distilleria che ha aperto i battenti da poco, abbiamo assaggiato l’Inaugural Release, un 5 anni che utilizza l’orzo maltato della Port Ellen. Giovane, già perfetto o quasi, è invece certo che farà molta strada. Come l’ancor giovane, ma affermato Torbaggedon.

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