II mercato? Praticamente dimezzato

Si chiama Rapporto Annuale – La situazione del Paese nel 2010 e, in quasi 450 pagine, l’ISTAT ci dice come siamo messi. In estrema sintesi, ma proprio estrema, basta una parola: male. E chi lavora nel...

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Si chiama Rapporto Annuale – La situazione del Paese nel 2010 e, in quasi 450 pagine, l’ISTAT ci dice come siamo messi.
In estrema sintesi, ma proprio estrema, basta una parola: male.
E chi lavora nel Pubblico Esercizio ha avuto modo di toccarlo con mano.
“Nell’anno passato – spiega l’ISTAT – il valore aggiunto dei servizi di mercato – tra i quali rientrano il commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti – è  cresciuto del 2,7% , recuperando meno della metà della contrazione del 2009”.
Quanto al settore turistico e ricettivo l’Istituto di Statistica dice che “ha manifestato nel 2010 un andamento ancora lievemente negativo (-0,7% in termini di presenze), a causa della riduzione della componente italiana (-3,1%, a conferma del fatto che la gente non sta benissimo; ndr), non del tutto compensata dall’aumento di quella straniera (+2,4%), che ha quasi del tutto recuperato il calo dei due anni precedenti”.

Occupazione giù,
consumi pure
Tra il 2008 e il 2010, dice l’ISTAT, “il numero di occupati è diminuito di 532mila unità: in più della metà dei casi si tratta di persone residenti nel Mezzogiorno: in quest’area l’occupazione è tornata sui livelli dell’inizio del decennio. La contrazione ha riguardato anche il Nord (-1,9%, pari a 228mila unità in meno)”.
I giovani tra i 18 e i 29 anni sono stati i più colpiti dalla recessione, “con una perdita di 482mila unità nel biennio 2009-2010”. Il tasso di occupazione specifico, “già sceso tra il 2004 e il 2008 dal 49,7 al 47,7% , è diminuito negli ultimi due anni di circa sei punti percentuali. Nel 2010 era occupato circa un giovane su due nel Nord e meno di tre su dieci nel Mezzogiorno”.

Il potere
d’acquisto
“Nel 2010 – dice ISTAT – il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è tornato a crescere (+1%), dopo la flessione del 3,1% registrata nel 2009. Considerando la sottostante variazione dei prezzi, il potere d’acquisto delle famiglie ha subito, però, una riduzione dello 0,5% rispetto al 2009, che quindi segue quella del 3,1% registrata in quell’anno”.
Con un risultato semplice: “La dinamica dei consumi, più sostenuta rispetto a quella del reddito, ha ulteriormente ridotto il risparmio delle famiglie, diminuito in valore assoluto del 12,1% rispetto al 2009, anno nel quale si era già avuta una riduzione del 12,6%. Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie si è così attestata al 9,1%, il valore più basso dal 1990”.

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