Settantotto tondi tondi. Sono gli anni che raccontano la lunga storia della discoteca Taverna di Poggio Rusco in provincia di Mantova, oggi gestita insieme alla sua famiglia dall’imprenditrice Elena Bassoli, «orgogliosa, guidando tra l’altro una piccola attività di provincia, di aver ottenuto il riconoscimento di attività storia, lo scorso anno, dalla Regione Lombardia», ci ha raccontato.
«La nostra storia inizia nel settembre del 1947 - spiega Elena Bassoli -. Il fabbro Umberto Speziali aveva una grande officina che poi ha trasformato in una balera dove ha lavorato il mio papà come buttafuori. Mio padre ha poi gestito l’attività per trent’anni fino a rilevarla insieme a un socio. Poi dagli anni 70 è toccato a me, nella nostra discoteca ci sono praticamente nata e cresciuta».
Se c’è una parola che l’imprenditrice lombarda ha ripetuto più di una volta - insieme a sicurezza - è diversificazione: «È praticamente d’obbligo diversificare prodotto e target, per lavorare tutti i fine settimana - aggiunge -. Ogni serata ha un suo nome, abbiamo la Taverna Anni 80 per gli over 30, la Taverna Top Sound per il target 20-40 anni e Priscilla per i ragazzi 16-20, che si fa di venerdì. Ovviamente presenziamo i social media e nel caso della serata Priscilla siamo anche su TikTok».
La discoteca Taverna non fa ristorazione per scelta. «Abbiamo scelto di mantenere la nostra identità, non ci avventuriamo in altri ambiti che non ci appartengono, anche perché già gestire una discoteca è di per sé impegnativo e veniamo da due anni e mezzo completi di chiusura per via del Covid - prosegue Elena Bissoli -. Una volta era più semplice, la gente veniva per incontrarsi, ballare, divertirsi. Oggigiorno i giovani sono molto apatici, li attrai con gli eventi e gli ospiti che portano come si può immaginare un enorme lavoro di gestione e programmazione in più, oltre che maggiori costi».
Nella lista delle richieste alle istituzioni non manca la lotta all’abusivismo, molto penalizzante per Taverna. «Il ballo e lo spettacolo devono svolgersi nei locali che hanno la licenza - conclude Bissoli -. È anche una questione di sicurezza, che noi mettiamo sempre al primo posto ed è tra l’altro una voce di spesa importante. Certamente sarebbe auspicabile avere meno tasse da pagare, considerato che oltre alla normale tassazione paghiamo la SIAE e l’imposta di intrattenimento. È per questo che i prezzi al pubblico sono inevitabilmente aumentati. I clienti top del momento in termini di frequentazione? Non sono i giovanissimi, ma la fascia di età 30-40 anni».