Digital signage, le regole per trasformarlo in business anche nella ristorazione

“Nel mondo dell’hotellerie e della ristorazione è fondamentale ripensare la progettazione degli spazi. Non si tratta più solo di offrite un’esperienza gastronomica, ma di costruire un ambiente che par...

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Nel mondo dell’hotellerie e della ristorazione è fondamentale ripensare la progettazione degli spazi. Non si tratta più solo di offrite un’esperienza gastronomica, ma di costruire un ambiente che parla, che emoziona”. Va diritta al punto Sonia Re, Direttore generale APCI (Associazione Professionale Cuochi Italiani) nel sottolineare quanto anche il fuori casa debba fare oggi i conti con un consumatore che cambia e soprattutto chiede di vivere nuove sensazioni.

La buona notizia è però che oggi gli esercenti possono contare su un’arma in più. “In questo contesto – spiega Re – la tecnologia diventa un alleato insostituibile, una voce narrante che aggiunge profondità e sfumature nell’esperienza complessiva del cliente. Trascurarla è come ignorare una componente fondamentale della nostra capacità di coinvolgere e stupire”. 

Nell’approcciarla, è bene tuttavia seguire qualche buona regola, come suggerisce il Manifesto Programmatico illustrato in occasione della presentazione di The Wall Tour 2023, ciclo di incontri sui nuovi orizzonti della progettazione di spazi collettivi voluto da ACS Data System e Samsung insieme ad APCI, che, dopo il debutto a Milano, toccherà anche Bologna, Verona e Torino. 

Il documento mette innanzitutto in guardia da un rischio piuttosto comune: relegare alla tecnologia a un ruolo secondario. “È invece necessario inserirla nella progettazione fin dall’inizio – afferma Davide Corte, Head of IT Division di Samsung Electronics Italia –. E questo perché proprio la tecnologia contribuisce a rendere più attrattivi i luoghi dedicati all’intrattenimento e al tempo libero”. Ma soprattutto, il Manifesto accende il faro sull’utilizzo che segue all’installazione: un monitor – si legge nel documento – non è un semplice display, è una finestra aperta su un universo di contenuti e conoscenze. Un passaggio che, purtroppo, spesso non è tenuto in debita considerazione.
“Molti brand – osserva Michele Kerschbaumer, Head of Digital Signage Sales ACS Data System – investono in strutture e tecnologie, ma si dimenticano di dare un posto d’onore ai contenuti, limitandosi a riprodurre spot o filmati di repertorio. Questo approccio però non funziona: è come costruire un palcoscenico, ma non disporre di una band pronta a suonare”. 

Al contrario, dice il Manifesto, investire in tecnologia richiede di costruire un palinsesto di contenuti ad hoc, dinamico e in continua evoluzione. Uno storytelling in grado di trasformarsi poi in storyselling, ovvero di diventare, in ultima analisi, un efficace strumento di business. Un risultato finale a cui – va ben rimarcato – devono sempre collaborare professionalità diverse. Occorre, infatti – chiosa il Manifesto –, aprire un dialogo e una collaborazione attiva tra clienti, progettisti, tecnologi e creatori di contenuti, così da dare vita a un processo di co-creazione. 

Non va tuttavia mai dimenticato che non sempre la svolta tecnologica si rivela la strada giusta da percorrere. “Quando il focus dell’attività è molto concentrato sul prodotto oppure quando il gesto o il rito artigianale è centrale, come per esempio nel caso delle Rostery di Starbucks – avverte Carlo Meo, Direttore scientifico del Corso di Brand e Retail Experience Design di Polidesign Politecnico di Milano– può non risultare funzionale”.

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