L'edizione 2026 dei Cavalieri del Lavoro sembra aver scelto una strada diversa dal passato. Come racconta Il Gusto, tra i 25 imprenditori nominati dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella figurano ben otto protagonisti dell'agroalimentare: Marina Cvetic (Masciarelli), Micaela Pallini (Pallini), Bruna Cerea (Da Vittorio), Vincenzo Andronaco (Andronaco Grande Mercato), Sabato D'Amico (D&D Italia), Bruno Piraccini (Orogel), Ambrogio Invernizzi (Inalpi) e Giacomo Ponti (Ponti). Più che una lista di nomi, è una fotografia dell'intera filiera italiana: vino, spirits, ristorazione, conserve, lattiero-caseario, ortofrutta e distribuzione internazionale. Se nel 2025 il settore era rappresentato soprattutto dal vino, quest'anno emerge una visione molto più ampia del sistema alimentare nazionale. L'aspetto più interessante è forse proprio ciò che manca. Non ci sono chef televisivi, influencer gastronomici o fenomeni mediatici del momento. Mattarella sembra aver premiato chi costruisce infrastrutture economiche prima ancora che prodotti: chi esporta, trasforma, distribuisce e organizza filiere. Nella stessa lista convivono Bruna Cerea, simbolo dell'alta ristorazione italiana, e Bruno Piraccini, che ha trasformato la surgelazione in uno strumento di valorizzazione agricola della Romagna. È un promemoria utile anche per il fuori casa. Dietro ogni piatto, cocktail o tazzina servita al consumatore esiste una rete industriale e produttiva che raramente conquista le copertine, ma che continua a determinare gran parte della competitività del Made in Italy.