Cosa si aspetta il mondo dall’espresso italiano?

Come viene sognato, percepito e raccontato l’Espresso Italiano fuori dall’Italia? Il punto di vista di chi produce il Made in Italy raccontato da Stefano Abbo amministratore delegato di Costadoro Spa...

Condividi l'articolo

Come viene sognato, percepito e raccontato l’Espresso Italiano fuori dall’Italia? Il punto di vista di chi produce il Made in Italy raccontato da Stefano Abbo amministratore delegato di Costadoro Spa e consigliere dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano (Inei) e Michele Manzin, responsabile ufficio estero della medesima azienda.

[caption id="attachment_115248" align="alignleft" width="201"]Stefano Abbo e Michele Manzin Stefano Abbo e Michele Manzin[/caption]

Cosa si aspetta il mondo da una tazzina di Espresso Italiano?

L’Espresso Italiano dev’essere un’esplosione dei sensi: deve conquistare la vista, l’olfatto e il palato. Deve avere una carica aromatica ampia e armoniosa. Le singole origini devono sposarsi e bilanciarsi fra loro per generare sensazioni armoniche, dal tostato ai frutti freschi. Questa è la vera maestria dei torrefattori italiani: creare delle miscele in cui ogni singola origine gioca il suo ruolo senza sovrastare le altre.

Cosa vogliono conoscere gli stranieri coffee lovers e professionisti dell’espresso italiano?

I bevitori di caffè espresso vogliono capire l’arte della torrefazione, l’incidenza dei parametri di tempo e temperatura sul risultato finale, l’arte della miscelazione, come riusciamo a coniugare complessità ed equilibrio finale. Vogliono comprendere come differenze apparentemente minime di origini e tostatura possano portare a tazzine così distanti fra loro in termini di gusto e carica aromatica.

Siamo in grado di rispondere a tali attese?

Poter fregiare la dicitura Made in Italy è sicuramente un vantaggio competitivo, una garanzia, non bisogna però sedersi su questo traguardo conquistato, ma continuare a promuovere il proprio know-how. Le aziende che fanno della qualità il più importante obiettivo da perseguire hanno una strategia commerciale e di prodotto unica in Italia e all’estero. Solo attraverso la formazione si può creare continuità nella filiera della qualità (che troppo spesso si interrompe ai cancelli degli stabilimenti). Solo attraverso la divulgazione delle proprie conoscenze e formando i baristi e i consumatori finali si possono ottenere risultati di rilievo. Certo è un processo faticoso che porta frutti nel medio-lungo periodo, ma è anche l’unico per differenziarsi e per far mantenere il nostro vantaggio.

Come viene raccontato e proposto all’estero l’espresso italiano?

Le aziende votate alla qualità lo raccontano con pathos e coinvolgimento, sono fiere di mostrare cosa fanno e come lo fanno, consapevoli che condividere la propria maestria e i propri “segreti” con i clienti e partner fa bene a tutto il comparto. Aziende meno interessate alla qualità non raccontano, non investono in formazione o in degustazioni poiché preferiscono investimenti con un ritorno immediatamente quantificabile in termini economici.

Che ruolo può avere l’Inei nella valorizzazione dell’Espresso Italiano nel mondo?

L’Inei può e deve avere un ruolo di primissimo piano in questo processo e deve essere realmente un’ulteriore garanzia per quelle aziende che fanno della qualità il loro punto di forza. Si deve rimanere sempre fedeli ai principi per cui è nato l’Istituto: la difesa e la divulgazione del vero Espresso Italiano Certificato.

img4006L’Istituto Nazionale Espresso Italiano (www.espressoitaliano.org), di cui fanno parte torrefattori, costruttori di macchine e macinadosatori e altri sodalizi che volgono la loro attenzione all’espresso di qualità, oggi conta 42 associati con un fatturato aggregato di circa 700 milioni di euro.

Trieste, debutta il primo Eataly "transfrontaliero"

18 gennaio 2017 | Redazione

"Sarà il primo Eataly transfrontaliero": così Francesco Farinetti, amministratore delegato del gigante dell'enogastronomia italiana, ha commentato l'apertura nel nuovo punto vendita nel capoluogo del...

Vinolok e Università di Udine: perchè la chiusura è un elemento chiave nell’evoluzione del vino

04 settembre 2026 | Redazione

Uno studio quinquennale condotto in collaborazione con l’Università di Udine conferma le prestazioni sensoriali dei tappi Vinolok dopo 36 mesi in bottiglia

Notizie correlate

KFC Italy e Piteco insieme per centralizzare pagamenti e incassi digitali

03 settembre 2026 | Redazione

Il progetto punta a trasformare l’attuale struttura operativa in un motore di controllo finanziario centralizzato, capace di accompagnare le 30 nuove aperture previste per l’anno

Dojo e Bancomat rafforzano l'offerta dei pagamenti digitali in Italia

23 luglio 2026 | Redazione

Grazie all’accordo, i terminali POS di Doio saranno abilitati ad utilizzare il circuito Bancomat

Invisibili by Tekno Point, la nuova soluzione per la climatizzazione nell'horeca

14 luglio 2026 | Redazione

Un ampio range di soluzioni e tecnologie in grado di coniugare flessibilità progettuale, comfort abitativo e una presenza impiantistica che annulla l’impatto visivo all’interno degli ambienti

La Pavoni presenta la nuova gamma Cellini e punta sul segmento professionale

10 luglio 2026 | Redazione

La nuova linea è pensata per chi non cerca semplicemente una macchina da caffè, ma uno strumento di precisione per interpretare il caffè

Agentic commerce, come l’IA sta cambiando il mondo dei consumi

09 luglio 2026 | Domenico Apicella

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il nostro modo di fare acquisti, con un impatto che riguarda tutti gli ambiti del consumo, compreso quello fuori casa

Abbonati al magazine

Mixer Magazine 388 - Luglio/Agosto 2026
07 2026

Mixer magazine ispira da 40 anni professionisti e imprenditori di nuova generazione nel mondo del fuori casa

Vuoi avere molto, molto di più? Registrati gratuitamente per avere accesso alle funzionalità avanzate
Registrati