Cosa c’è dietro un ingrediente? Il libro di Victoire Gouloubi fa riflettere su ospitalità, società e cucina

Si è parlato di tante cose alla presentazione del libro “Siamo ingredienti e non sapevamo di esserlo” di cheffe Victorie Gouloubi, martedì a Milano da EST, Enosteria Sociale con Terrazza. Temi scomodi...

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Si è parlato di tante cose alla presentazione del libro “Siamo ingredienti e non sapevamo di esserlo” di cheffe Victorie Gouloubi, martedì a Milano da EST, Enosteria Sociale con Terrazza. Temi scomodi, urgenti, come razzismo, sessismo, patriarcato, affrontati in un dialogo con Roberta Schira, giornalista enogastronomica del Corriere della Sera.

Victoire, origine congolese, da trent’anni in Italia, prima donna africana a raggiungere – faticosamente e dolorosamente, come ricorda lei – la posizione di executive chef nel nostro Paese che per usare un eufemismo non è per immigrati, specie se con la pelle nera, ha scritto i pensieri di una vita in un libro denso e fitto, che parte dalla cucina per esplorare le contraddizioni del nostro tempo, mescolando autobiografia, storia culinaria e riflessione sociale.

L’INGREDIENTE, TRA STORIA E SOCIETÀ

Da secoli l’ingrediente è elemento di scambio, baratto, commercio ma anche di guerra, impatto ambientale, ricatto. Per questo, si legge fin dalla copertina, “ideare un menù è una responsabilità sociale”. Il viaggio parte da lontano, anzi lontanissimo, nasce con la storia dell’uomo che non a caso inizia proprio in Africa, continente ignorato e sconosciuto ai più. E infatti, fa notare Victoire, «in Italia noi africani siamo due milioni e non esiste un canale o un programma di notizie dall’Africa. Ma per gli immigrati e le seconde generazioni in Italia è anche difficile trovare gli ingredienti delle loro cucine». Che sarebbe il caso di smettere di chiamare cucina africana perché il continente, terzo per estensione, conta 54 Paesi e sarebbe ora di chiamarle per nome queste cucine invece che banalizzarle dietro un anonimo ‘africane’: esiste una cucina europea? Vi piacerebbe che la grande tradizione italiana fosse mescolata e confusa per, ad esempio, la cucina inglese o lituana?. «Dovremmo essere noi africani a creare un mercato qui in Italia di prodotti africani freschi e di qualità». Quei meravigliosi e potenti ingredienti africani che hanno accompagnato la storia dell’uomo per secoli e millenni.

«Esiste un’Africa molto poco raccontata – dice ancora Victoire -. Quella dei giovani che nei loro Paesi stanno facendo una rivoluzione dolce, lavorando a progetti innovativi, anche nel campo agroalimentare, aprendo startup nei loro Paesi. A loro voglio dare spazio nel mio progetto Uma Ulafi, il salone delle eccellenze agroalimentari africane». Dopo le prime due edizioni, cui Mixer ha partecipato e di cui vi abbiamo dato conto, la prossima sarà nel 2025, a maggio. Un ristorante per questa cheffe di talento, oggi international private chef in vari Paesi, che unisce ingredienti africani alle tecniche dell’haute cuisine e che ha lavorato a Milano con Sadler e al Ristorante L’Assassino e all’Hotel Sheraton San Siro, tra gli altri, ancora non c’è. «Aprirò un ristorante se troverò un investitore».

CAMBIARE SI PUO', E SI DEVE

Intanto possiamo leggere il suo pensiero che parte dall’import-export di persone e dalle condizioni disumane nei campi di pomodori nostranissimi, passa per il significato del cibo e l’abbondanza o spreco alimentare, tocca la scienza e la salubrità degli alimenti, plana sulle questioni ambientali per terminare nelle cucine, riflettendo sul mestiere e il ruolo ambivalente della donna, dispensatrice di alimenti e vita ma anche invisibile lavoratrice sfruttata.

Il tutto, con la forza il coraggio e la (giusta) rabbia di chi vede le cose che non vanno e anzi le vive sulla sua pelle, come ogni donna e ogni persona dalla pelle nera e ancora di più, in quanto donna e nera insieme. Senza vittimismi (tanto diffusi a ogni livello nella nostra epoca) ma con il messaggio sacrosanto a tutte le donne di non dare per scontata la discriminazione perché, tanto, non c’è nulla che possiamo fare per cambiare lo stato delle cose.

La storia e la forza di Victorie ci dimostrano invece che cambiare si può, e si deve. Un libro onesto e potente insomma, sia per chi fa della cucina il proprio mestiere sia per chi vuole capire cosa non va nella nostra società e, magari, potrebbe anche pensare che sta a noi, dal basso, cambiarla, in modo più giusto ed equo per tutti.

IL LATO NASCOSTO DEL CIBO

Da simbolo di identità dei popoli a causa ignara di dipendenze e violenze, scopriamo il lato nascosto del cibo, in un viaggio guidato da Chef Gouloubi, che affronta temi di grande attualità come il razzismo, il classismo e il body shaming attraverso la lente della cucina. Victoire Gouloubi — famosa per le sue trasmissioni in Gambero Rosso Channel e per il suo progetto UMA ULAFI, il salone delle eccellenze delle culture gastronomiche afro-caraibiche in Italia — mette in luce come gli ingredienti non siano solo oggetto di consumo, ma sono soprattutto veicoli portatori di storie e dinamiche di potere, trasformando così ogni piatto in una riflessione sociale. Un libro che intreccia storia, identità e consapevolezza.

«Il cibo è sempre stato l’evento nell’evento, il rito da non perdere. In questo modo, ha sempre ricoperto un ruolo centrale nella vita e nella cultura delle persone». Chef Victoire Gouloubi. Tra le pagine, Chef Gouloubi esplora anche le difficoltà affrontate dalle donne chef in un ambiente spesso non solo duro ma anche maschilista. Con Siamo ingredienti e non sapevamo di esserlo, Chef Victoire invita il pubblico a riflettere su questioni universali come la sostenibilità e i diritti umani. 

Victoire Gouloubi, Siamo ingredienti, pagine 228, Trèfoglie - Flaco Edizioni Group. In libreria dal 29 novembre


  • la Chef Victorie Gouloubi
    la Chef Victorie Gouloubi
  • uno scatto durante la presentazione del libro
    uno scatto durante la presentazione del libro
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