Coprifuoco alle 22: per la Fipe una scelta incomprensibile

All’indomani della pubblicazione del decreto che regola un graduale ritorno alla normalità, si alza con forza la voce di protesta di Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio: “Abbiamo chies...

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All’indomani della pubblicazione del decreto che regola un graduale ritorno alla normalità, si alza con forza la voce di protesta di Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio: “Abbiamo chiesto di ripartire ma, alle attuali condizioni del Decreto Legge sulle riaperture, oltre la metà dei Pubblici Esercizi Italiani non può di fatto farlo. Sono scelte che vanno spiegate e vanno spiegate bene, perché appaiono punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. Siamo stati i primi a proporre gradualità e regole certe, che tuttavia devono avere un supporto di carattere scientifico. Pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l’utilizzo degli spazi interni. Noi siamo esausti di pagare colpe non nostre, come la lentezza della campagna di vaccinazione e l’impossibilità di controllare il territorio punendo comportamenti scorretti. Se il 15 maggio il Governo ha preso l’impegno di vaccinare tutti gli over 70 di questo Paese, riteniamo giusto che prenda anche l’impegno a riaprire le attività all’interno a pranzo e a cena applicando i rigorosi protocolli già approvati”.

Nei giorni scorsi da più parti era stata ventilata la proposta di ‘smorzare’ il coprifuoco delle 22, ma le recenti normative lo hanno invece riconfermato, in quanto ritenuto coerente con l’impianto graduale che si è voluto imprimere al processo di ritorno alla normalità.

Una scelta non condivisa dall’associazione: “Il coprifuoco alle 22, addirittura fino al 31 luglio – prosegue infatti Stoppani - è scientificamente e socialmente incomprensibile e incoerente con le finalità che si propone: comprime orari e favorisce comportamenti disordinati e opposti. Siamo esasperati dal ritardo nel comunicare nel dettaglio le misure compensative più volte annunciate. Le chiusure devono essere accompagnate da sostegni equi, come peraltro suggerito dalla stessa Banca d’Italia nelle audizioni parlamentari. I dichiarati giusti propositi di attivare ristori perequativi, progressivi, selettivi e proporzionati ai danni devono trovare riscontro immediato nei provvedimenti di politica economica del Governo. Chi è stato maggiormente penalizzato deve essere maggiormente sostenuto”.

“Il settore dei Pubblici Esercizi, elemento fondante dell’identità ed attrattività dell’Italia – conclude il presidente - sta morendo. Abbiamo già pagato con oltre 22.000 imprese chiuse nel 2020, la perdita di 250.000 posti di lavoro e ingentissimi danni economici. Oltre al disagio sociale e agli effetti a catena che questo comporta, si sta disperdendo un patrimonio di conoscenze e competenze, di grande valore per il Paese”.

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