Consorzio Custoza, Roberta Bricolo: «Il vino DOC va difeso»

I consumi di vino in Italia non sono in calo. Lo ha detto UIV (l’Unione Italiana Vini) con il suo Osservatorio, che per il 2023 indica in 29,4 milioni i cosiddetti wine lover e che piuttosto parla di...

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I consumi di vino in Italia non sono in calo. Lo ha detto UIV (l’Unione Italiana Vini) con il suo Osservatorio, che per il 2023 indica in 29,4 milioni i cosiddetti wine lover e che piuttosto parla di profonda trasformazione dei consumatori. Infatti, lo studio parla di un consumo meno abituale e quotidiano (-400mila consumi giornalieri rispetto al 2022), con una maggiore componente femminile e lo sguardo attento sul tema salute.

Ce lo ha ribadito anche Roberta Bricolo, presidente del Consorzio Tutela Vino Custoza DOC, secondo la quale le sfide attuali da affrontare sono proprio verso le «derive salutistiche, l’allontanamento delle nuove generazioni e la perdita del valore culturale del vino. Così come la sovraproduzione di vini generici a discapito delle produzioni DOC nelle quantità e nei luoghi più vocati».

IL VINO E LA SFIDA DEL TEMPO

Il Consorzio Tutela Vino Custoza è nato nel 1972, la denominazione di origine controllata è stata riconosciuta nel ‘71. L’ultima mossa è un tassello estremamente importante nell’ambito della difesa del vino di qualità e di quei territori italiani che danno vita a produzioni superiori.

A fine aprile, infatti, è stata lanciata la versione Riserva per dimostrare la maturità della denominazione e anche il potenziale di longevità dei vini che in questo caso sono prodotti in nove comuni: Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo Veronese, Sona, Bussolengo, Pastrengo e Lazise.

«La menzione Riserva è stata introdotta nell’ultima modifica del disciplinare di produzione del vino Custoza DOC, entrata in vigore nel giugno del 2019 come risultato di un lungo percorso di riforma della denominazione volta al miglioramento qualitativo - ci ha raccontato Roberta Bricolo - I produttori hanno scelto di attendere il 2024 per lanciare sul mercato i Custoza Riserva come opportunità per affermare il proprio stile e la propria visione del territorio e delle uve. Questi cinque anni di ricerca, conoscenza del terroir e sempre maggior consapevolezza, sono stati il tempo che i produttori si sono presi per dimostrare come questi vini sappiano reggere la sfida del tempo. Di comune accordo abbiamo iniziato a raccontarci in occasione di Vinitaly 2024, quando sono state presentate le prime interpretazioni, ma il percorso è ricco di progetti e idee ancora da attuare e comunicare».

I NUMERI DEL CUSTOZA RISERVA (E I RISTORANTI)

Quello del vino Custoza DOC è, dunque, un esame di maturità. «Infatti, le caratteristiche principali delle riserve sono eleganza, versatilità negli abbinamenti gastronomici e la capacità di arricchirsi nel tempo di note complesse ed affascinanti», ha aggiunto Bricolo.

Al momento, le aziende che hanno presentato i loro Custoza Riserva sono cinque per un volume pari a circa 14mila bottiglie. Ma sono in corso lavori che porteranno a un ampliamento della produzione.

Per definizione, quello dei ristoranti è il canale del Custoza Riserva. Il Consorzio è infatti anche tra i top partner della Giornata della Ristorazione 2024 di FIPE, in programma il prossimo 18 maggio con Mixer come media partner. «Per quanto concerne la denominazione nel suo complesso, Custoza DOC e Custoza Superiore, sono diverse le tipologie di aziende ciascuna delle quali ha una diversa percentuale di distribuzione nei diversi canali commerciali - ha proseguito la presidente -. Sicuramente nel mondo della ristorazione il margine di crescita è alto per lo stile del vino, sempre più attuale e contemporaneo quanto a punto di bevuta».

Il Consorzio di Tutela del Custoza comprende 1400 ettari vitati, 480 viticoltori, 72 vinificatori, 110 imbottigliatori per 11 milioni di bottiglie all’anno. «Negli ultimi cinque anni, la rivendicazione del Custoza Superiore è aumentata del 300% passando da 2.572 ettolitri nel 2019 al 11985 ettolitri del 2023, quale propensione della denominazione verso un profilo qualitativo sempre più alto. In ambito sostenibile - conclude Bricolo - Il 35% dei vigneti ha una certificazione ambientale e dal 1993 il territorio segue linee di difesa integrata, molto prima dell’entrata in vigore dell’obbligo di legge, attraverso la guida di una commissione agronomico-fitosanitaria che monitora costantemente situazioni e normative».

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