Quando parla un Ministro, la faccenda è seria. E quando il Ministro per l’Integrazione e la Cooperazione sociale, Andrea Riccardi, aveva sentenziato che “il fenomeno del gioco d’azzardo sta assumendo in alcuni casi i contorni di una vera e propria dipendenza psicologica: in un momento di difficoltà economica, il miraggio di una ricchezza facile e immediata ha mandato in rovina molte persone”, è scattata la psicosi.
Soprattutto perché, qualche giorno dopo, lo stesso Ministro aveva annunciato che era già allo studio “la questione della pubblicità, che è piuttosto complessa, per vedere se è possibile, sull’esempio delle sigarette, arrivare a un divieto o, quanto meno, a una regolamentazione stringente, che tuteli i minori, le categorie deboli e preveda degli avvisi chiari sui rischi che si corrono giocando”.
A dargli man forte, poi, è intervenuto Renato Balduzzi, Ministro della Salute: “La ludopatia è una malattia da prendere sul serio. Come per tutte le patologie è necessario definire percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione. Ma anche porre sotto controllo la pubblicità dei giochi, soprattutto a tutela dei minori e delle persone più fragili”. Ma il Ministro ha poi puntualizzato: “La dimensione ludica, in una società liberale, è una dimensione che non può essere bandita, però bisogna rimetterla al proprio posto. Lo Stato non può diventare uno Stato etico, però può dare delle indicazioni: può incentivare o disincentivare. Comunque già il fatto che questo problema occupi le pagine dei giornali e sia elemento di discussioni parlamentari è positivo. Significa che il clima è migliorato, fino a qualche anno fa erano in pochi ad occuparsene”.
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