Caffetteria: studi e pratica per raggiungere l'eccellenza

Possono 10.000 euro comprare l’esperienza di 10.000 ore? Ponendo la domanda in altri termini: può un considerevole investimento di capitale nella propria formazione permettere a una persona di acquisi...

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Possono 10.000 euro comprare l’esperienza di 10.000 ore? Ponendo la domanda in altri termini: può un considerevole investimento di capitale nella propria formazione permettere a una persona di acquisire una competenza che richiede un’esperienza di anni sul campo? Domanda solo apparentemente oziosa, di cui desidero spiegare la genesi. Faccio quindi un passo indietro, anzi ne faccio diversi per ritrovarmi all’aeroporto di Seoul dove, in attesa di un volo, ho acquistato un libro che davvero mi sento di consigliare: Outliers – The Story Of Success, magnificamente scritto da Malcolm Gladwell (disponibile anche in italiano con il titolo Fuoriclasse: Storia naturale del successo).

L’IMPORTANZA DELLA PRATICA
Gladwell analizza le condizioni del successo in campo professionale attraverso una ricca disamina di casi, ricerche e interviste in merito. Smonta pezzo a pezzo l’idea che la sola genialità individuale sia sufficiente a raggiungere risultati d’eccellenza e dà ampia dimostrazione che questa debba essere accompagnata da ben altre condizioni favorevoli (alcune delle quali sociali e quindi indipendenti dall’individuo e altre, al contrario, nelle sue piene disponibilità). Emerge, in particolare, con tutta evidenza l’importanza della pratica focalizzata di una certa attività per arrivare a dominarla con quella sicurezza e padronanza tipica dei fuoriclasse. Gladwell riporta uno studio estremamente noto dello psicologo K. Anders Ericsson che, con il suo gruppo di lavoro, quasi trent’anni fa si prese la briga di dividere gli studenti ventenni dell’Accademia della Musica di Berlino in tre gruppi a seconda del loro talento. Ericsson constatò che quelli ritenuti eccellenti dai docenti della scuola avevano sulle spalle circa 10.000 ore di studio. Un numero enorme, rafforzato da studi successivi su altri fuoriclasse in altri campi. Al di là di queste conferme, su cui si potrebbe al limite disquisire, rimane il dato di fatto che non si diventa eccellenti in breve tempo (e d’altronde proprio mentre leggevo questo passaggio del libro, il mio aereo era già ad altitudine di crociera, affidato nelle mani di un comandante che immagino avesse diverse migliaia di ore di volo sulle spalle).

30 ANNI DIETRO AL BANCONE
Torno quindi alla domanda iniziale, credo ora di avere la risposta: non si può arrivare a una competenza eccellente in caffetteria solo attraverso la mera formazione. Per quanti soldi si abbiano da investire le ore in aula non possono sostituirsi alle migliaia di ore sul campo, nel mondo reale, sotto la pressione dei clienti che giustamente desiderano un servizio e un prodotto adeguati sempre e comunque. Questo ragionamento però non legittima quell’idea che una lunga esperienza sia di per sé garanzia di conoscenza: non lo è per niente se non è stata focalizzata su pratiche di qualità. Quindi il classico “Ma io faccio il barista da trent’anni!” non ha diritto di cittadinanza se questa lunga attività non si è svolta seguendo le ottime consuetudini che ogni barista d’eccellenza dovrebbe tenere sempre presente.


L’autore è Consigliere dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè e Amministratore del Centro Studi Assaggiatori www.assaggiatoricaffe.org

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