Bollicine & Spumanti - Made in Italy effervescente

Le bollicine italiane piacciono sempre di più, soprattutto all’estero. Sul mercato italiano, invece il 2013 dovrebbe registrare un calo dei consumi, soprattutto in bar e ristoranti. Crescita invece ne...

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Le bollicine italiane piacciono sempre di più, soprattutto all’estero. Sul mercato italiano, invece il 2013 dovrebbe registrare un calo dei consumi, soprattutto in bar e ristoranti. Crescita invece nel canale retail

In uno scenario caratterizzato dal décalage dei consumi e delle vendite di vino e da prospettive descrescenti ancora per almeno un paio d’anni nel nostro Paese (-2% volume totale 2012 Italia, con 2.460 milioni di litri secondo Euromonitor) , le bollicine sono in netta controtendenza: sulla base dei dati disponibili, rappresentano infatti un mercato più dinamico, grazie alle eccellenti prestazioni negli ultimi anni del Prosecco, ma non solo. Effervescenti sono anche e soprattutto i consumi mondiali delle bollicine made in italy oltre che nel nostro Paese.
Potrebbe essere un Lipstick Effect? Forse si: come rossetti e mascara, in tempi di crisi si sa che alcuni prodotti più di altri riescono a stigmatizzare l’imprescindibile stimolo edonistico, simbolizzando e creando un’allure piacevole e compensatoria alle negatività quotidiane.
Di certo, anche sul piano razionale, le bollicine intercettano positivamente i nuovi trend di consumo: innovazione, versatilità nelle occasioni di consumo e nella convivialità, leggerezza, freschezza, bevibilità, femminilizzazione e sensualità. Il ruolo comunicazionale del brand e del territorio (fattori molto consolidati storicamente e culturalmente nella percezione del consumatore riguardo alle bollicine) rendono le bollicine più spendibili socialmente in termini di status. Ricordiamo il ruolo del packaging: bottiglie ed etichette spesso molte ben progettate per essere efficaci e attuali nel tempo. Motivi che spiegano il vantaggio funzionale e semiotico delle bollicine, che rappresentano un mercato evoluto e dinamico.

Bene l’export, meno l’Italia
L’export dei vini italiani è infatti in segno positivo ininterrottamente dal 2002, 10 anni di successi, con un raddoppio dei volumi consumati e un aumento del 70% del fatturato. Al 30 settembre 2013 il settore vini fa segnare un +8,1% rispetto allo stesso periodo del 2012, con le bollicine in gran spolvero a +14% in volume e +16,4% in fatturato. L’Europa, con UK, Austria e Germania in testa, recupera in modo sostanziale con un +7,7% dei consumi di spumanti nazionali dopo un periodo di stasi grazie alla GD; i paesi terzi, con Russia, Canada e Usa in testa, rispondono con un +16,8% in quantità, con incrementi ottimi nei canali horeca. Risolte le questioni su dazi e scelte degli importatori, si sono aperte le frontiere in Russia e Cina. Per il vino e per l’alimentare, il mercato Usa è quello più favorevole grazie anche alla ripresa delle importazioni di salumi e formaggi. Asti e Brachetto d’Acqui docg hanno riguadagnato il terreno perduto ritornando ai volumi dei primi 9 mesi del 2010, buon segno. Il Prosecco (docg, doc e spumante) rappresenta circa il 66% dei volumi esportati.
Sul mercato nazionale vince ancora la discontinuità e infedeltà, complice la rinuncia, il risparmio, gli acquisti prossimali. In forte diffusione le promozioni continue e l’allargamento della gamma di prodotti in vendita promozionale con sconto prezzo o sconto quantità in tutte le catene Gdo che garantiscono quasi stabili i volumi e il fatturato. Ancora in fase calante i consumi di vini al ristorante e bar, ma le bollicine crescono nelle scelte dei consumatori. I dati sulle bollicine vanno infatti letti nelle loro sfaccettature di mercato che a prima vista potrebbero sembrare contraddittorie.
Secondo i dati Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti) per i prodotti nazionali, confermando il trend dei primi 9 mesi, si stima un consumo inferiore a 140 milioni di bottiglie ( -2,6%) e un giro affari intorno a 740 mln/euro ( -1,1%) rispetto all’anno 2012. Al contrario, nella Gdo, anche nell’ultimo periodo estivo 2013 rispetto al 2012 le vendite di bollicine sono positive a valore e volume (+2,8% e + 0,7%) e in particolare sono cresciuti i vini con metodo Charmat Secco. (+6,3% e + 3,3% valore e volume, fonte IRI).
Si tratta dei più recenti dati economici presentati nel corso della recente iniziativa tenutasi a Villa Foscarini in occasione di “Bollicine 2013 – Focus/Forum degli spumanti Made in Italy”, la manifestazione italiana che ha riunito il mondo della spumantistica nazionale.

I consumatori
I consumatori cercano vini sempre più trasparenti, sicuri, leggeri, bevibili e i vini spumanti continuano ad essere la categoria di più rapida crescita, anche grazie ad un posizionamento prezzo che può permettersi i costi di produzione in continua ascesa.
Il panorama delle bollicine è oggi molto più ampio e in alcuni casi si può dire sperimentale, per cavalcare forse anche una moda: accanto agli spumanti metodo classico (non si può più indicare champenois) sono cresciuti Franciacorta, Trento doc, Talento, Prosecco Doc e Docg e gli spumanti da vitigni autoctoni in purezza. Così come si è estesa la geografia di produzione, con l’ingresso di regioni new comers come Sicilia, Campania, Abruzzo. Si tratta di tipologie di prodotti, di brand e territori percepiti positivamente da diversi tipi di consumatori: quelli particolarmente radicati-legati culturalmente e passionalmente a questi territori ma anche i consumatori interessati all’innovazione, alla freschezza, alla naturalità e bevibilità. Peraltro va segnalato che sono competitivi nel prezzo e hanno un mood emotivo più fresco, allegro, leggero, accessibile.
Lo scenario è dunque frizzante ma anche potenzialmente confusivo.
Giampietro Comolli, fondatore dell’Osservatorio Economico Italiano dei vini (OIV) sostiene a che «Bisognerebbe superare i disciplinari Dop-Igp che in un mondo consumistico globalizzato, valgono nei soli 28 paesi europei, e non sempre. A Expo2015 sarebbe molto importante presentare una legge su cosa si intende per “made-in-Italy”, su “dieta italiana” e attivare una azione nazionale “anti-pirateria”. Questo dovrebbe essere un impegno prioritario del Governo, si creerebbe occupazione, si darebbe un aiuto ad uscire dalla crisi, si valorizzerebbero i veri asset nazionali »

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