Vino, Frescobaldi (Uiv): «Senza l'Italia il vino perde l'1,1% del Pil. Ma serve innovazione, come sui dealcolati»

Italia senza vino? Quali sarebbe le conseguenze perla nostra economia? E ancora: in che misura gli allarmismi europei stanno danneggiando il comparto? Ad analizzare l'impatto in caso di un'ipotetica e...

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Italia senza vino? Quali sarebbe le conseguenze perla nostra economia? E ancora: in che misura gli allarmismi europei stanno danneggiando il comparto? Ad analizzare l'impatto in caso di un'ipotetica estinzione del settore enologico è l'indagine "Se tu togli il vino all’Italia" realizzata dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in collaborazione con Prometeia e presentata al Vinitaly di Verona, in corso di svolgimento fino al prossimo 17 aprile.

Secondo Uiv, a minacciare l'assenza di competitività e sviluppo del settore, che genererebbe una perdita stimata nell’1,1% del Pil italiano, sono le pressioni proibizioniste che stanno influenzando la politica dell’Oms e, a caduta, di molti altri Paesi (dopo l’Irlanda, ultime in ordine di arrivo, il Belgio e il Canada) e della Commissione Europea.

Tale approccio, che tenta di combattere l’abuso di bevande alcoliche attraverso informazioni allarmistiche, imposizioni fiscali e misure che demonizzano il vino, sta condizionando le istituzioni europee che, nei prossimi mesi, potrebbero mettere a serio rischio il futuro di strumenti fondamentali per lo sviluppo del comparto vitivinicolo, quali i supporti finanziari previsti dalla PAC, le regole sull’etichettatura, gli health warning e la promozione.

“Un’Italia senza vino non conviene a nessuno, il vino è un attrattore e un generatore di valore ben oltre i perimetri del settore" ha detto Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini in occasione della presentazione dell'indagine, aggiungendo che ora sia necessario come non mai pensare ad affrontare al meglio la nuova fase.
"L’era della crescita volumica è finita e i paradigmi di consumo stanno cambiando molto velocemente - aggiunge Frescobaldi -: dobbiamo essere consapevoli di ciò e traghettare le imprese verso la nuova sfida senza spaventarci, perché il cambiamento è un terreno a noi familiare. In vent'anni l’Italia è stata capace più di ogni altro Paese produttore di rimanere protagonista sugli stessi mercati ristrutturando metà dei propri vigneti e adattandoli alle tipologie trainanti. Oggi le imprese dovranno fare la propria parte in termini di innovazione ed efficientamento, ma nel contempo a dare i giusti stimoli al comparto devono essere anche le istituzioni".

In merito alle possibili via da percorrere, Frescobaldi fa riferimento ai fondi sulla promozione che potrebbero essere utilizzati per studiare meglio i mercati e profilare i consumatori, in virtù del fatto che fasce giovani e diverse per composizione etnica hanno bisogno di un’attenzione in più. "Dobbiamo trovare una strada per avvicinarli al nostro prodotto, con soluzioni che ne rilevino l’attenzione al grado alcolico e zuccherino, per esempio, ma per fare questo bisogna lasciare spazio alla ricerca e alla sperimentazione su prodotti come i dealcolati, per cui non abbiamo ancora costruito know how. Sarebbe forse un modo per rispondere al problema della sovrapproduzione senza ricorrere ad espianti di vigneti la cui ristrutturazione è costata al nostro Paese 2,6 miliardi di euro di contributi pubblici”, conclude Frescobaldi.

E a proposito di dealcolati, il presidente Uiv non ha dubbi: si tratta di un'opportunità di mercato che le cantine intendono intercettare, per questo motivo serve una disciplina fiscale ad hoc nel Testo Unico delle accise.

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